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giovedì 30 aprile 2009

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NOTIZIE DAL BESTIARIO - Che fine ha fatto Dolly?

Di questi giorni è la notizia – e se ne è parlato sul web più che altro – che un dottore americano, tale Panayiotis Zavos, ha affermato di poter clonare un essere umano, sebbene – e lo ammette lui stesso – non ci sia riuscito. Dei suoi quattordici embrioni-cloni ne ha impiantati undici ma nessuna gravidanza è stata portata a termine.



Tutto si è svolto in luoghi segreti, presso laboratori di cui non si sa nemmeno in che paese si trovino, senza relazioni scientifiche o documentazione a supporto. Però Panayiotis dice: “io posso!”

Ma che cosa? Lui può cosa?

"Se vogliamo intensificare i nostri sforzi si può avere un bambino clonato nel giro di un anno o due, ma non so se siamo in grado di intensificare i nostri sforzi in tal senso".

ed anche

"ci sono centinaia di persone là fuori che sono pronte a farlo, avremo sicuramente una gravidanza e il primo bambino nato grazie alla clonazione".

Ma voi ve la ricordate Dolly, il piccolo musetto bianco che nel 1996 aveva fatto il giro del mondo?

Image via Wikipedia

Dolly esposta al Royal Museum of Scotland

Ian Wilmut riuscì a creare Dolly inserendo il nucleo di una cellula già specializzata in una cellula uovo privata del proprio nucleo. Stimolò poi la crescita di questa chimera con delle scariche elettriche, per indurre la divisione cellulare per mitosi. Così, Dolly è divenuta una inconsapevole Frankenstein.  Ma la piccola e grande tragedia di questo agnellino è stata proprio quella di essere nata da una manipolazione genetica. I suoi geni erano davvero in tutto e per tutto uguali a quelli della madre, tanto da averne ereditato anche l’età. Ogni essere vivente ha, nel suo DNA, iscritta la sua età: una specie di calendario che si accorcia ad ogni divisione cellulare. Dolly è nata con un calendario già iniziato. Del resto molti studiosi hanno affermato che gli animali clonati, anche con la tecnica migliore, vanno incontro ad una serie di problemi legati sia ad un processo di invecchiamento precoce, sia a malattie autoimmuni. Una cellula non è composta solo dal DNA che risiede nel nucleo, ma anche dal citoplasma e dagli elementi che vi sono contenuti. Davvero questa miscellanea è controllabile dallo scienziato?

Dolly non è stato l’unico animale, certamente, ad essere stato clonato – sebbene dopo 277 tentativi falliti! - ma clonare topi, muli non è come clonare un essere umano. Dolly è cresciuta. Ha avuto degli agnellini, poi si è ammalata di artrite ad una zampa ed in seguito di una malattia polmonare progressiva per la quale è stata abbattuta nel 2003. Se nascesse un clone umano e questi, magari a tre anni, a dieci od a venti anni si ammalasse di una malattia degenerativa od autoimmune, cosa faremmo, noi? E se avesse dei figli e questi figli trasmettessero delle tare genetiche?

Quale sarebbe il passo successivo? Ottenere degli esseri umani OGM?

Clonare un essere vivente e far si che l’embrione cominci a dividersi tramite l’elettricità non ci ricorda forse il dottor Frankenstein Junior, un film del 1974 diretto da Mel Brooks? Ci sta tutto: la creatura, l’elettricità, la nebbia fumosa di Londra…

Teri Garr, Gene Wilder, Marty Feldman e Peter BoyleImage by Screenshot, Ermanon dal DVD originale

Non sono – non giudicate diversamente – contro i progressi della scienza e tantomeno della genetica. Sono favorevole all’inseminazione artificiale e sono stata tra quelli che è andata a votare al referendum contro la Legge n.40/2004 perché alcuni suoi articoli sono contro la donna e impedisce ad una coppia il diritto ad un figlio sano.

Ma sono perplessa ed in qualche modo mi spaventa come ci sia una volontà di interrompere e di intromettersi  nel continuum della Natura. Per quanto essa sia stata ed è matrigna, crea errori che poi distrugge, essa ha comunque le sue leggi. I primi esseri viventi apparsi sulla Terra erano eterni. Quelle cellule non recavano in loro e non trasmettevano alcun orologio biologico. Ma ad un certo momento questi ha iniziato a ticchettare ed il processo di evoluzione ha preso il via. Noi oggi vogliamo rallentare, quel ticchettio. Tentiamo di curare le malattie e la manipolazione genetica certo può fare molto. Ma io credo davvero che la clonazione di un essere umano non rientri in nessuna di queste due categorie.

Il Dr Zavos ha dichiarato che i suoi tentativi di clonare un bambino vanno ricercati nell’intento di permettere alle coppie sterili di avere un figlio con un patrimonio genetico di almeno uno dei genitori. Per esempio il DNA del padre ed il citoplasma della madre. Oppure un bambino che sia

geneticamente figlio di una coppia omosessuale. Ma davvero qualcuno vorrebbe un figlio in questo modo, con tutti i rischi di malformazione del feto o di patologie conseguenti? Non è meglio rivolgersi alla donazione di ovociti, alla inseminazione eterologa, agli utero in affitto? La genetica deve essere al servizio della cura, della prevenzione, dell’uomo e non deve sostituire la Natura.The structure of part of a DNA double helix

Image via Wikipedia

 

 

Da  “www.corriere.it”

  apri_virgolette DIFETTI GENETICI - Griffin, fermamente contrario alla clonazione di esseri umani, ha anche sottolineato che tutti gli scienziati che lavorano alla clonazione di animali - mucche, pecore, maiali, topi, capre - hanno riscontrato un'alta incidenza di aborti e di decessi dopo la nascita, oltre che di difetti genetici e di altri problemi di salute. La stessa pecora Dolly a cinque anni risulta molto più vecchia delle sue coetanee e soffre di artrite alla zampa posteriore sinistra. Da tempo il suo creatore, l'embriologo scozzese Ian Wilmut, ha messo in guardia sui pericoli della clonazione.
I PROBLEMI DEI CLONI - Lo scienziato ha fatto una ricerca su tutte le creature clonate dopo Dolly in giro per il mondo ed ha scoperto un quadro allarmante che avrebbe dovuto scoraggiare qualsiasi tentativo di clonare esseri umani. «
I problemi che presentano i cloni sono così generalizzati che c'è da chiedersi se ne esista uno interamente normale. Nessuno dovrebbe neppure provare a clonare un bambino», aveva detto tempo fa Wilmut, che nel suo catalogo degli orrori ha registrato pecore e mucche afflitte da gigantismo, problemi polmonari e disfunzioni del sistema immunitario; topi con placente quattro volte più grandi del normale ed altri che, pur mangiando una quantità normale di cibo, ingrassano a dismisura; maiali con difetti cardiaci e polmonari. «Ci sono abbondanti prove che la clonazione può andare e va male e non c'è motivo di credere che gli stessi problemi non si presentino chiudi_virgoletteclonando l'uomo», aveva detto Wilmut. 

Fonti: Wikipedia, Italia News, Corriere della Sera

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martedì 28 aprile 2009

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GIOCHI D’ACQUA – punto quarto

“Guardale bene, Chiara! Non credo che avrai ancora la possibilità di rivederle tanto presto!”

Era tutta la notte che queste parole le risuonavano nella testa. Se ne stava distesa sul lettino di ferro con le mani giunte al petto e gli occhi fissi sul soffitto di cemento sopra di lei. Fra le crepe non riusciva forse a vedere la testa del drago? Le stesse nuvole bianche di ieri. Le stesse nuvole bianche di quella strana mattina di un anno fa. Quando tutto era cominciato.



“Chiara, hai una penna?”

La vicina di cella aveva sempre qualcosa da scrivere e consumava l’inchiostro con una velocità incredibile. Altrimenti dimentico tutti i miei pensieri – diceva – e non posso assolutamente permettermi di farlo. Non c’è redenzione senza memoria… e su questo aveva ragione. Il viso del suo bambino era sempre accanto a lei, come un’ombra fantasma e solo a lei era permesso vederlo. Sarebbe stato per sempre, Chiara ne era certa. Era il suo castigo, la sua amarezza ed il suo dolore. Ma senza di esso non sarebbe stata veramente viva.

“Ed un foglio, Chiara? Quello ce l’hai?”

Non rispose nemmeno. Del resto la sua vicina non si aspettava davvero che lei le rispondesse.

“Chiara, dormi?”

Ma oggi pareva non volerla smettere. Stai zitta! Lasciami in pace! Non voglio sentire! Se ascolto la tua voce le fattezze del drago spariranno ed io non riuscirò più a vedere le nuvole!


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domenica 26 aprile 2009

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LO SPLENDORE DELLA LUCE INTERFASICA – la genesi

Auroral glows in Io's upper atmosphere

Image via Wikipedia

Un elemento che si trasforma, nell’oltrepassare i confini del Verodove, è la luce, che, nei mondi dell’Altrodove, acquista la consistenza dell’acqua.

Una delle difficoltà, nei romanzi di fantascienza, è proprio spiegare come possono le astronavi compiere i loro viaggi nello spazio senza che i loro occupanti muoiano di vecchiaia. Tenendo conto che gli usi di tecniche di ibernazione o di vita sospesa non permettono poi di ritrovare un pianeta a cui far ritorno e che usare i buchi neri ed i loro anti (i buchi bianchi) sono, secondo il mio parere, ormai strautilizzati, è gioco forza inventare qualcosa di nuovo che possa far diventare una storia fantastica, una storia inedita.



Avrei voluto poter fare riferimento alla teoria della relatività di Einstein, ma essa è davvero fuori dalla mia portata (??) e, perciò, ho semplicemente vagato leggera sulla superficie.

ma cosa stai dicendo?

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Le “cose della natura” sono estremamente affascinanti e devo davvero dire che, purtroppo, molte volte di fronte alle sue leggi ed ai suoi sistemi, io, piccola donna, devo arrendermi. Così ho postulato senza mezze misure e queste che seguono sono le leggi della fisica dell’Altrodove:

  • L’Altrodove non è uno spazio parallelo, od uno spazio-figlio, ma il non-spazio assoluto. In esso l’immutabilità è dettata dalla mancanza della variabile tempo. Tale assenza influisce sulla materia dell’Altrodove rendendolo un mondo infuocato ed arido. E poiché non ci può essere vita in assenza di tempo, l’Altrodove è un universo inospitale e sterile.

Non contenta, ho provveduto anche a mischiare ogni legge fisica o teoria che poteva venirmi in aiuto. A tale proposito ho attinto dal concetto di Newton secondo cui gli spazi relativi fanno riferimento ad uno spazio assoluto ed ho identificato in quest’ultimo l’Altrodove stesso.

  • Le leggi che regolano la materia, mentre sono le medesime negli spazi relativi che compongono il Verodove, risultano invece diverse nell’Altrodove. Non opposte, ma semplicemente differenti.

Secondo la teoria della relatività ristretta di Einstein, la velocità della luce è una costante e lo spazio ed il tempo sono le due variabili che insieme formano lo spaziotempo. Ed ora la domanda chiave: perché la velocità della luce non può essere superata? Perché quando la velocità si approssima a quella della luce, la massa del corpo tende all'infinito.

  • Essendo l’Altrodove privo di tempo, ecco che la luce possiede la capacità di aumentare la sua velocità all’infinito, essendo la stessa massa che compone l’Altrodove infinita o, meglio, al di là dell’infinito paragonandosi più propriamente ad una non-massa. La luce perde anche le sue caratteristiche di radiazione, assumendo uno stato liquido, più o meno denso a seconda della velocità raggiunta. La famosissima formula E = mc² (dove E = energia, espressa in Joule, m = massa, espressa in kg e c = velocità della luce, espressa in m/s) vale nel Verodove così come nell’Altrodove, solo che c è espressa semplicemente in m.

Ad essere sinceri, dove mi porterà questa formula, non l’ho veramente capito nemmeno io!

  • Nell’Altrodove, così come nel Verodove, la massa e l’energia sono lati del medesimo foglio ed al diminuire dell’una corrisponde l’aumento dell’altra e viceversa.

  • Il fenomeno della luce interfasica (e cioè di c espressa in m) diviene con la completa e immediata conversione della materia in energia.

Ciò potrebbe verificarsi nel Verodove soltanto nel caso in cui la materia entrasse in contatto con l’antimateria ed, a dire il vero, è così che i motori interfasici innescano il meccanismo di creazione di questa particolare forma di luce. Poiché la luce interfasica può idealizzarsi soltanto nell’Altrodove, questa attraversa il Verodove in peculiari corridoi ,o vortici, che per ospitarla devono necessariamente acquisirne le caratteristiche e ciò avviene proprio con l’energia prodotta da materia ed anti-materia in contatto.

Se l’antimateria esista in natura o meno, a me, ovviamente non importa, in quanto il mio ambiente è rigorosamente inventato!

Poi – ma non come ultimo – a me cara è la legge della conservazione della massa: nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Forse perché mio padre mi recitava questa filastrocca fin da quando ero una bambina. Ovviamente il concetto che la materia e l’energia siano inscindibilmente legate è qualcosa che io ho sempre percepito come abbinabile anche a quella parte di noi che è invisibile ed impalpabile dai nostri sensi e che forse – perché no? – più facilmente scopribile con l’introduzione della materia oscura in tali livelli.

  • L’Altrodove fu generatore di una razza, detta degli Antichi, la cui materia era oscura nel Verodove, incapace di coesistervi a lungo, ma influenzabile tanto da non poter poi ritornare all’Altrodove.

  • Ogni valore rimane inalterato, capace comunque di alterare invece ciò che si trova al di fuori dell’Altrodove stesso.

Con tutto ciò ho e con assoluta mancanza di logica, ho cercato di creare una teoria – detta della luce interfasica – che permetta i viaggi interstellari ad una velocità super-luminale e di, conseguenza, l’esistenza di un intero diverso livello di esistenza parallelo al Verodove ed in antitesi con esso.

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venerdì 24 aprile 2009

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Il “misterioso” Capitano Zacharj. Ecco come l’ho immaginato.

Da un paio di settimane mi diletto anche a spulciare fra i siti dedicati alla grafica ed a Photoshop. Queste immagini che seguono le ho create io lavorando una foto con Photo to Sketch e, naturalmente, il grande Photoshop! Nel mio caso una versione LE.

Capitano Zacharj

Capitano Zacharj

Che ne pensate? Potrei provare a creare tutti i personaggi de “Ritorno ad Altrodove”, compresi gli “alieni”!

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giovedì 23 aprile 2009

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Oggi proprio non va!

Ebbene, ho l’influenza ed è in arrivo un bel raffreddore!




Devo organizzare una festa di compleanno per domani – è questo vuol dire la casa piena di un nugolo di bambini urlanti! – piove a dirotto e la correzione del mio libro per il concorso non sta andando avanti! Meglio, non va da nessuna parte, nemmeno indietro!



La parola d’ordine, oggi, sembra essere “DISASTRO!”



I Post vanno avanti solo perchè sono programmati. Infatti ho il Live Writer pieno di bozze (ed anche di idee, ma se non le finisco, rimangono sul computer e basta. Ed allora, che serve?)



Il letto è pieno di bucato da stirare e la mia bambina più piccola mi guarda e mi chiede: giochi con me? L’abbraccio (stando attenta a non baciarla per non trasmetterle i virus) e lei mi dice “ti voglio bene, mammina!” poi si volta a guardare winnie de pooh in TV.



… ho la spesa da fare e fuori piove, piove, piove…



piove sul bagnato Image by me


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Parole senza tempo

“I Mondi dell’Altrodove – Spazio profondo”

Piccole gocce d'acqua cadono. 
Lente e fisse
nel vuoto.

Soli che pulsano all'unisono
e stelle
che collassano.

Senza fragore.

... ed aria torrida
ed arido vento,
e silenzio senza tempo.

gocce senza tempo altrodove-blog1

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mercoledì 22 aprile 2009

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L’ALTRODOVE: un diverso livello dell’esistere

The Second Coming

Image by Oliver Ingrouille via Flickr

Mi accorgo, a volte, di avere una realtà ben distinta nella mente ed avere poi difficoltà a descriverla. Certo, mettere su carta i propri stessi pensieri o le immagini sfuocate della mente, può aiutare a comporre una storia, ma non sarà mai davvero come la storia che abbiamo creato a priori. Principalmente, il mondo dell’Altrodove è proprio un diverso livello di esistenza, slegato dalla pura e semplice realtà di un universo fenomenico ed, almeno in superficie, autonomo.

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Gli universi, come ampolle, si moltiplicano e si suddividono con le due variabili incatenate fra loro, che sono lo spazio ed il tempo. Ho voluto definire l’Altrodove come un estratto di mondo la cui variabile del tempo è una costante, prossima allo zero. Dilatando il tempo all’infinito, otteniamo quell’Anomalia temporale che distorce il tessuto dello spazio del Verodove, aprendo pericolosi varchi che destabilizzano la materia. E’ questo il motore che porta Altrodove e Verodove ad incontrarsi – o, per meglio precisare – a scontrarsi. Essi sono dei mondi in antitesi, profondamente diversi e che si basano su leggi fisiche inconciliabili fra loro. Questo naturalmente non esclude un qualche tipo di contatto, che si ritrova poi in quelle creature che possono, in qualche modo, attraversare il confine. Esse lo fanno in modo differente: principalmente ci sono gli Antichi, figure filiformi e bianche che crearono i primi varchi e che diedero avvio al processo di fusione tra i due Mondi. Poiché essi non abbandonano la loro essenza di creature dell’Altrodove, si manifestano principalmente nel Verodove attraverso le Anomalie temporali. Essendo comunque, come già accennato, Verodove ed Altrodove mondi in antitesi fra loro, tali varchi temporali non possono che portare, nel luogo ove si formano, alla distruzione di interi pianeti od a destabilizzazioni di estese porzioni di spazio.

Le Eteree, al contrario, fondono la loro natura in quella dei corpi che le ospitano. Così esse divengono una razza empatica, in simbiosi con le leggi che regolano l’Altrodove ed, in qualche modo, perfino capaci di interagire con esso, attraverso i legami della luce con la luce interfasica. Il prezzo che tali creature pagano al Verodove è comunque l’impossibilità di integrarsi a fondo nelle specie in cui si incarnano, poiché l’aspetto empatico diviene un elemento destabilizzatore – provocano cioè, quella sensazione che opprime gli animi, come accennato ne “Il Ritorno ad Altrodove”.

E’ mia intenzione approfondire meglio la natura di questi mondi e delle creature che vi hanno tratto origine e ciò nel terzo libro sui Mondi dell’Altrodove, che ho già iniziato a scrivere e che sarà, in un certo qual modo, slegato dai primi due.

Ritorno ad Altrodove..

Image by me

Quello che segue è l’inizio del primo capitolo del libro, il cui titolo provvisorio è proprio

UNIVERSO D‘ORIGINE” (Ritorno ad Altrodove – parte III)

1 – UNIVERSO D’ORIGINE

I mille colori dell’interfase si sommano, si espandono ed, alla fine, riempiono l’intero Spazio profondo.

“Vedi fin dove gli esseri umani possono arrivare?”

Con la mano, dalle dita sottili e simili a vibrisse, l’essere disegna un cerchio nell’aria ed esso rimane sospeso e visibile per un momento.

“Sono davvero creature notevoli!”

“Mi perdoni, Signore, ma lei ripone in loro troppe speranze!”

“Suvvia, Cahan, non saresti giunto fino a qui, se non fosse stato per loro!”

Cahan lancia uno sguardo indagatore all’essere fragile e filiforme accanto a lui. Questi lo sovrasta di quasi una misura e la sua pelle diafana e bianca manda un lucore fastidioso nella penombra della stanza. Egli è sulle spine, perché non sa se la presenza dell’alieno può in qualche modo essere rilevata dai sensori interni della CITRONELLA ed, allo stesso tempo, teme ciò che l’essere può decidere di fare.

“L’interesse che Lei dimostra per gli umani è dovuto solo per il possesso che essi hanno di un’Eterea…”

“In parte, certo, è così.” replica la creatura, nascondendo – se mai la potesse provare – la sorpresa per l’intuizione del vecchio.

“Ma anche per la loro affinità all’ALTRODOVE, benché essi ne siano inconsapevoli.”

“Ma, Signore, essi sono umani!”

La smorfia che appare sul volto dell’essere filiforme è forse simile ad un sorriso.

“E sono più vicini ad Esso di quanto lo sia stato io in questi ultimi mille anni…”

L’essere si avvicina allo spesso vetro che lo separa dalla luce della forza interfasica.

“Io ho perso la strada che conduce all’ALTRODOVE ormai da tempo, mentre gli umani non hanno mai desistito. E l’Eterea può condurli a quel diverso livello di esistenza che è l’essenza medesima dell’ALTRODOVE. Certo, né loro né l’Eterea stessa conosce il modo ed io prego gli dei che non lo scoprano mai…”

“Signore, gli umani non vogliono la conoscenza dell’ALTRODOVE!”

La creatura socchiude gli occhi e la sua voce diviene poco più di un sussurro.

“E come posso io dargli torto?”

… continua

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lunedì 20 aprile 2009

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GIOCHI D’ACQUA – punto terzo

Il sole batteva testardo sull’asfalto e Luca si ravvivò con la mano i capelli, come a voler scacciare le parole del fratello. Malgrado ogni più piccolo particolare combaciasse perfettamente con la teoria che Chiara avesse ucciso il figlio, egli non voleva crederci. Il bambino non aveva nemmeno due anni ed aveva da poco imparato a camminare… era impossibile che la madre avesse sofferto di depressione post-parto: era trascorso già troppo tempo! e, del resto, sembrava davvero che un padre non ci fosse. Nessuno era riuscito a strappare alla donna il suo nome, così neanche la teoria di una possibi

le vendetta contro un amante era caduta nel vuoto.

 Le nuvole disegnano un drago nel cielo

Image via Wikipedia

Quando le nuvole disegnano un drago nel cielo…

Le nuvole si rincorrevano le une con le altre, chiare e bianche contro un cielo straordinariamente finto.

“Guardale bene, Chiara!” le disse con voce antipatica la secondina. “Non credo che avrai ancora la possibilità di rivederle tanto presto!”

La donna non disse nulla. Che c’era da dire? Erano mesi che la

minacciavano con la prospettiva di una cella di isolamento. Per tua sicurezza – le aveva detto l’avvocato. Non era una sorpresa per nessuno l’atteggiamento ostile delle altre carcerate nei suoi confronti. Se solo la memoria le fosse venuta in soccorso e lei avesse potuto guardarsi allo specchio senza vedere le sue mani macchiate di rosso! Ma era stata davvero lei? Come era trascorsa quella mattina di cui non riusciva a ricordare nulla se non la soffocante sensazione di perdersi?

perdersi nell'aria Image by me

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venerdì 17 aprile 2009

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GIOCHI D'ACQUA - punto secondo

“Ci sono mille motivi per cui un uomo può arrivare ad uccidere. Il denaro, per punto primo…”

Marco sollevò le spalle con un gesto incurante, ma comunque Luca se ne risentì. Chiaramente lui non era d’accordo.

“Forse la gelosia, poi, per punto secondo…”

“Assolutamente no! Gli uomini, prima di tutto, uccidono per amore.”

“E non è questo l’antico dilemma?”



Ciò che più infastidiva Luca, del resto, era arrivare alla conclusione di un qualsivoglia discorso per secondo ed avere l’assoluta certezza che mai sarebbe riuscito a cogliere il fratello in fallo. All’amore, lui non aveva proprio mai pensato. Davvero si può uccidere per amore? L’amore è vita, è creazione, nessuno mai – tantomeno una madre – può uccidere per amore. Perché allora Marco credeva che ciò che aveva spinto Chiara a porre fine alla vita del figlio fosse stato l’amore? Chiara, Chiara ed ancora Chiara. Cosa sapeva lui di Chiara se non che possedeva il viso di un angelo, i soffici capelli biondi color del grano e due occhi grandi, infiniti, nei quali qualsiasi uomo avrebbe potuto perdersi?

“Ogni amore porta in sé il duplice e silenzioso dualismo di vita e morte. E l’essenza più alta e sublime dell’amore è quello di una madre per il proprio figlio. Questo ha portato Chiara ad uccidere il proprio stesso figlio: l’amore infinito che ella provava per lui.” La voce di Marco, mentre parlava, era ovattata e gentile, ma a Luca pareva quasi cruda. Nessun angelo può uccidere un altro angelo.

“Accetterai il caso?” chiese al fratello.

“Puoi scommetterci le chiappe!” ribatté Marco ridendo. I suoi occhi lo irridevano: “e vincerò, anche!”


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giovedì 16 aprile 2009

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PICCOLI AUTORI CRESCONO

Ebbene, esiste anche un altro motivo per cui uno scrittore decide di scrivere. Semplice e monocromatico: si annoia. Bisogna pur riempire il tempo tra un lavoro noioso ed un altro! Orbene, perché allora non mettere nero su bianco le proprie fantasie?



Anche per questo motivo ho iniziato a scrivere davvero, provando a comporre un romanzo. Allora lavoravo a quasi sessanta chilometri da casa e prendevo il treno. Un’ora di rotaie per l’andata ed altrettanto per il ritorno. Le facce che incontri, alle sette del mattino sul treno – che è sempre ed irrimediabilmente lo stesso – sono assonnate come le tue. Così ti siedi su una poltrona, in fondo alla carrozza, magari ed osservi quelli che siedono lì, con te. Cominci ad immaginare le loro vite, ascoltando i loro discorsi o sbirciando le pagine di ciò che leggono.

La prima cosa che ho scritto sul treno è stata “Quella lunga strada che mi conduce a casa…” un viaggio allucinato attraverso una terra post-nucleare che si svolge proprio su un treno, il Direttissimo. Lo compongono una serie di vagoni deserti che sfuggono ad una umanità annientata e che corrono verso il Portale, fantomatico simbolo di una rivincita verso le stelle.

Poi è stata la volta de “Il Pianeta” - che oggi è divenuto un romanzo diviso in tre storie principali “Le Terre di Arcadia – i misteri dello spazio profondo…” - e che è nato principalmente con l’unico scopo di sfuggire alla noia. In esso ci sono comunque le basi su cui poi è nato il mondo dell’Altrodove ed i due libri che lo descrivono.

Ma anche mille altri pensieri colpiscono – e svuotano – la mente di uno scrittore: inizi esaltanti di libri che forse non completerò mai, sebbene ho in mente chiare e limpide le trame ed i personaggi. Vite inventate e costruite addosso a uomini e donne, ragazzi e ragazze che incontravo sul treno la mattina presto e di cui non conoscevo nulla, nemmeno i nomi. E poi gruppi di amici che chiacchieravano di mille cose per me senza senso e che mi hanno suggerito un’immagine che ho calato ne “Ritorno ad Altrodove”, nel paragrafo de “L’assemblea dei Piccoli Pianeti” dove il Governatore di Nova Tera sorride osservando i rappresentanti di diverse razze che parlano fra loro di come hanno trovato divertente il pranzo a loro offerto.

E non è proprio dalla vita comune che si raccolgono gli spunti migliori per i propri libri, anche quando essi parlano del fantastico? Le storie si intrecciano le une con le altre, i personaggi interagiscono fra loro così come se essi esistessero davvero e, sullo sfondo, onnipresente, l’autore stesso. Egli, alla fine, cresce con loro.

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mercoledì 15 aprile 2009

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GIOCHI D’ACQUA – punto primo

La luce si spezzettava in mille colori, mescolandosi alle gocce d’acqua della fontanella. L’ombra delle nuvole ne attenuava leggermente l’intensità, che subito ridiveniva splendente non appena il vento le spingeva via.

Chiara continuava a sognare, mentre i capelli le ombreggiavano dolcemente le guance. I suoi occhi verdi erano fissi in un punto lontano, oltre l’orizzonte. Aveva le mani calde, nonostante fosse marzo e l’aria fosse ancora fredda.



Le grida dei merli che si corteggiavano riempiva lo spazio del giardino, ma sebbene il piccolo cortile fosse delimitato da alte case grigie, per Chiara era come se non ci fossero confini attorno a lei.

“L’ora d’aria è terminata.” disse la voce aspra della secondina. “Tutte dentro!”

Meccanicamente Chiara seguì le compagne, sempre con lo sguardo oltre il cielo. Lì, oltre le nuvole, oltre la Terra stessa, c’erano gli occhi scuri del suo bambino. Occhi fissi e sorpresi, eppure sempre pieni d’amore per lei.

Per quegli occhi, il tempo non c’era.

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domenica 12 aprile 2009

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Serena e gioiosa Pasqua a tutti!

Ebbene, mania di pulizie pasquali a parte, auguro a tutti quelli che mi seguono o che, saltuariamente passano di qua, una serena e gioiosa giornata di Pasqua! Che voi siate in famiglia, in gita od in vacanza in qualche amena località straniera, oppure a tu per tu da soli, un abbraccio a tutti!

Non so voi, ma io potrei benissimo mettere su una bancarella di uova di cioccolato! I miei figli sono vispi come fringuelli e saltellano all’unico scopo di convincere me e loro padre ad aprirli tutti!

Divertitevi ed al bando la dieta per oggi!

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martedì 7 aprile 2009

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I COLORI DELLA PRIMAVERA - a proposito di una tragedia.

Siamo decisamente entrati nella stagione più bella. I colori dei fiori e l'odore dell'erba, che viene tagliata per la prima volta, si confondono con i raggi caldi del sole. I gorgheggi dei merli riempiono l'aria ancora fresca del mattino. Il colore della terra è ancora scuro e umido e mi chiedo come deve essere, invece, sentire il gusto acre e secco della polvere.

Ciò che ci viene mostrato in televisione sul terremoto che ha colpito tante persone mi sembra una realtà alternativa, tanto grande è stata la distruzione. Di tante parole e tanti servizi che in questi giorni affollano l'etere, l'immagine più umana che ho visto sono state le braccia alzate della Protezione Civile - e di quanti stanno ancora cercando fra le macerie - che proteggevano, coprendoli, i corpi che venivano trasportati. Ho udito parole di esperti, discorsi di giornalisti e sguardi pietosi... dati da altri, perchè chi è lì non ha parole. Non ancora.
Ma la solidarietà è stata grande e continua così.
Leggete questo link: http://candidonews.wordpress.com/2009/04/06/terremoto-abruzzo-come-aiutare/

Ma se non possiamo aiutare con denaro o se siamo troppo lontani, nel nostro piccolo possiamo però fare qualcosa che non ci costa nulla e che ci porta via solo una mattina della nostra vita. Possiamo andare al centro raccolta sangue Avis della nostra città e chiedere di donare il sangue.



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venerdì 3 aprile 2009

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LA STORIA SIAMO NOI…

Questa mattina c’è stata una bella puntata de “La storia siamo noi”su papa Giovanni Paolo II.



Per ricordare, per un giorno, una persona che mi ha emozionato.

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“HO AVUTO UN SOGNO (ORME NELLA SABBIA)”

Ho sognato che camminavo

in riva al mare con il mio Signore

e rivedevo sullo schermo del cielo

tutti i giorni della mia vita passata.

E per ogni giorno trascorso

apparivano sulla sabbia due orme,

le mie e quelle del Signore.

Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma,

proprio nei giorni più difficili della mia vita.

Allora ho detto: «Signore

io ho scelto di vivere con te

e tu mi avevi promesso

che saresti stato sempre con me.

Perché mi hai lasciato solo

proprio nei momenti più difficili?».

E Lui mi ha risposto:«Figlio, tu lo sai che io ti amo

e non ti ho abbandonato mai:

i giorni nei quali c'è soltanto un'orma sulla sabbia

sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio».

Da "Il messaggero di Sant'Antonio"

Nella sabbia l'impronta di Dio, In Italia Orme nella sabbia, versione di Footprints, è uscito nel gennaio 2005 (Edizioni Emp) ed è la vera storia di una poesia che ha ispirato milioni di lettori. Il libro è di Margaret Fishback Powers - pubblicato in inglese nel 1993 e poi tradotto in molte lingue – scrittrice canadese che la compose nel 1964 a Echo Lake Youth Camp, in Kingston (Ontario).

Margaret per una quarantina d'anni ha vissuto in giro per il mondo impegnandosi attivamente a favore dell'infanzia.

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