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mercoledì 8 luglio 2009

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Federico e Riccardo: due storie che non si devono raccontare.

Federico Aldrovandi_thumb[1] Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri sono agenti di Polizia. Sono persone libere di muoversi e di fare ciò che vogliono. Non sono stati espulsi dalla Polizia. Hanno ucciso un ragazzo di nome Federico Aldrovandi a manganellate. Sono stati condannati ieri dal tribunale di Ferrara per eccesso colposo in omicidio colposo a 3 anni e 6 mesi. L'omicidio di un ragazzo, se sei in divisa, vale 3 anni e 6 mesi e non vieni neppure radiato. Equivale alla licenza di uccidere. Se quattro ragazzi avessero ucciso un poliziotto a bastonate che pena avrebbero avuto? E avrebbero mantenuto il loro impiego? Chiedo a Manganelli, capo della Polizia, alla luce della sentenza di ieri, di radiare i poliziotti condannati. La loro presenza nella Polizia disonora tutti i poliziotti onesti. (Da “Il blog di Beppe Grillo”)


Rasman-Riccardo-mega La storia di Federico è una di quelle che non bisogna raccontare. La storia di Federico è anche una di quelle che potrebbe accadere a chiunque… ed è una storia che è già capitata, proprio qui, nella mia città, a Trieste. E’ la storia di Riccardo Rasman, dell’omicidio di Riccardo Rasman, che non è comparsa in nessun telegiornale né alcuni speciali sono stati fatti su questa vicenda da nessuna testata giornalistica o televisiva. “Il Piccolo” – il quotidiano di Trieste – ne ha parlato piano, sottovoce, senza usare troppi paroloni. Hanno dovuto richiedere una pagina  privata (costata 3.500 euro) per far comparire la notizia ed anche questa è stata “visionata” parola per parola dagli avvocati del quotidiano: in una parola, è stata depurata, censurata, fatevi voi un’opinione.

Cosa hanno in comune queste due morti? In comune hanno che gli assassini erano in quattro, armati, contro dei ragazzi ammanettati e soli. In comune hanno che gli assassini sono stati dei poliziotti. In comune hanno che questi poliziotti sono stati condannati per omicidio colposoE questo è una notizia che si può dire, perché ci sono stati i processi ed è stato un giudice a stabilirlo. Non sono congetture od indagini. Eppure non se ne parla.

Mio figlio ha otto anni. Quando era piccolino, a Grado in spiaggia, si è allontanato da noi per andare a giocare vicino alle docce, come fanno tutti i bambini che costruiscono dighe e canali con l’acqua corrente. Era ad un centinaio di metri da noi, forse meno. Tornando, si è confuso e non ci ha visti, così si è incamminato sulla spiaggia, da solo. Io e mio marito l’avevamo cercato da per tutto e la mia paura era che si fosse allontanato fino a raggiungere la strada e che, magari, avesse avuto un incidente o fosse stato portato via. Quindici minuti terribili e perfino mio marito, che non si spaventa facilmente, era più che preoccupato. Un signore, amico di una coppia che avevamo conosciuto in spiaggia ed i cui figli giocavano con i nostri, l’ha visto perché camminava piangendo e l’ha riconosciuto. Sapeva che ci mettevamo sempre vicino alle docce e l’ha riportato indietro.

Così ho insegnato a mio figlio che, qualora accada di nuovo e dovesse perdersi, deve trovare un poliziotto od un vigile e dirgli il suo nome e cognome e chiedergli aiuto. A mio figlio, i poliziotti piacciono: adora “Cobra 11” e, nelle sue varie fasi su cosa farò da grande, c’è stata anche quella di fare l’agente di polizia.

Sono tanti i poliziotti che rischiano la vita e che sono morti, in incidenti, per salvare qualcuno, uccisi in scontri a fuoco da criminali, mafiosi, terroristi.  Ma ci sono anche poliziotti che non sono tali, sebbene indossino una divisa. Per questo motivo bisognerebbe divulgare queste notizie e per questo motivo è giusto che chi ha il dovere di proteggere ed il potere di arrestare, debba essere tutelato certo, ma non reso impunibile. Perché sono fatti gravi, perché di un poliziotto non si dovrebbe aver paura. L’omertà non è solo della mafia o dei cittadini inermi, ma anche della politica, dei giornali e delle televisioni. E se, per una volta, la giustizia è riuscita, malgrado i depistaggi e le false dichiarazione, a fare il suo corso anche contro un reato da sempre impunibile, se ne dovrebbe parlare.

"Gli agenti di Polizia sono venuti qua alle due e mezzo del mattino, ci hanno detto che Ricky era morto, che lo avevano portato all'obitorio di via Costalunga. Abbiamo chiesto cosa fosse successo, loro ci avevano risposto che aveva lanciato petardi ferendo il timpano di una ragazza che aveva perso sangue, avevano chiamato i Vigili del Fuoco, gli hanno sfondato la porta del monolocale e Ricky ha avuto un collasso, così ci hanno detto, abbiamo chiesto perché non ci hanno chiamato ma non abbiamo avuto nessuna risposta. Ce l'hanno fatto vedere soltanto cinque giorni dopo, il primo novembre, abbiamo capito dopo il perché... dalle fotografie si vedeva che era martoriato di botte sul viso, gli avevano rotto lo zigomo, poi c'era il segno di imbavagliamento, sangue dalle orecchie, dal naso, dalla bocca, si vede proprio molto bene.. noi siamo entrati in quell'appartamento soltanto in marzo, era un disastro, c'era sangue dappertutto, una chiazza di sangue verso la cucina. Poi dalle fotografie mi sono resa conto che l'hanno spostato con la testa verso l'entrata così da nascondere la chiazza di sangue che c'era lì, c'era una frattura, i capelli erano tutti pieni di sangue, c'era una frattura anche dietro il collo, c'era sangue sul tavolo, sui muri, sulle lenzuola, dietro il letto per terra, c'erano chiazze di sangue sul tappeto sotto il quale abbiamo trovato persino dei pezzi di carne, nascosti. Sotto il letto abbiamo trovato del fil di ferro girato a otto, quattro volte, poi l'autopsia ha accertato che gli era stato stretto del fil di ferro anche alle caviglie, ai polsi, i segni rimasti sul corpo sono tipici del fil di ferro e non delle manette, e poi non contando le botte sulla schiena: qua c'erano i segni di quattro centimetri di larghezza lasciati dall'impatto con una sedia, sicuramente per picchiarlo hanno usato anche una sedia, quindi Ricky ne ha prese talmente tante che bisognerebbe chiedere ai poliziotti come mai si sono sfogati in questa maniera. Per due petardi?

……

In quella settimana sul quotidiano "Il Piccolo" uscì un articolo in cui c'era scritto che loro avevano fatto il loro dovere per cui usciranno da questa situazione a testa alta

….

(testo integrale - Giuliana Rasman)

 

Il pm Nicola Proto, che aveva chiesto 3 anni e 8 mesi, ha detto che Federico è stato ferocemente ucciso senza che fossero state ascoltate le sue richieste di aiuto, come hanno riferito due testimoni che si trovavano nella zona dell'ippodromo di Ferrara, teatro della vicenda. Una collutazione imprudente che è degenerata con manganellate in testa oltre che su braccia, gambe e schiena, il trascinamento sull'asfalto e lo schiacciamento del corpo da parte di uno dei militari che ha portato il giovane alla morte anche per ipossia.
Come Riccardo Rasman, anche Federico Aldrovandi è stato ammanettato e messo a pancia in giù prima di morire.
I risultati della perizia medico legale hanno evidenziato ecchimosi ed ematomi sparsi su tutto il corpo, fra cui una lesione alla testa in sede occipitale, testicoli schiacciati, una profonda ferita su una natica e graffi sul viso.
Secondo la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, il cuore di Federico avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento.
Inoltre le registrazioni del colloquio telefonico della Centrale operativa nei minuti successivi al fermo di Federico lasciano pochi dubbi: "... l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so... È mezzo morto".

(testo integraleIl Blog di Beppe Grillo)

I Poliziotti responsabili dell’uccisione di Riccardo Rasman sono stati condannati a sei mesi con la condizionale.

I poliziotti responsabili dell’uccisione di Federico Aldrovandi sono stati condannati a tre anni e sei mesi. Grazie all’indulto non sconteranno nessun giorno di carcere.

Questi poliziotti sono ancora in servizio.

Federico Aldrovandi

4 puntini di sospensione:

  • Miki

    Certo che queste notizie fanno paura: alla fine chi deve proteggerti può rivelarsi il peggiore nemico, come nei film americanti di quart'ordine! Certo, la giustizia ha fatto il suo corso, sono stati condannati, ma pare che non ci sia pena, però, nè castigo.
    Ciao

  • Anonimo

    Come facciamo a valutare quanto vale una vita umana, anche in termini di tempo? Probabilmente una vita vale una vita, non di meno. Mi sento vicino alle famiglie, in quanto italiano e in quanto padre.
    Ciao, Vincenzo

  • Liliana

    Hai ragione tu: non ne avevo mai sentito parlare.

  • cugino IT

    Ci sono delle categorie, in Italia - ma anche nel mondo - che sono intoccabili. Giusto o sbagliato che sia, è anche vero che quando queste categorie fanno degli abusi, l'ingiustizia è ancoca più grande. E' più che triste, è terribile.
    Ciao^^^

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