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venerdì 29 maggio 2009

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NON DIMENTICHIAMO…

FRIULI, 6 maggio 1976.

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AQUILA, 6 aprile 2009.

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Seguo sempre il blog di Anna e leggo i commenti che le vengono lasciati. Le notizie che incontri hanno dell’incredibile: sono piccole storie di eroi, grandi tragedie ed anche tanta miseria umana. Riporto anch’io questo link. Che è un esempio di miseria umana, appunto. Dei nostri politici. Di chi vede solo il proprio interesse personale e l’impatto mediatico che può ottenere e che, per fare questo, non si preoccupa di utilizzare ogni espediente.

Eppure tutto questo è più che indisponente: è triste, enormemente ed infinitamente triste. Perché molti ci credono. Troppi.

Io vivo in Friuli e, benché non l’abbia vissuto, qui il terremoto del 6 maggio 1976 se lo ricordano in tanti. Iniziò alle 21 e le scosse furono dell’undicesimo grado della scala Mercalli (Magnitudo: 6.4 (Maw), Intensità epicentrale: IX-X grado (MCS), Vittime: 965).  Alla prima, seguirono numerose altre scosse, che raggiunsero anche magnitudo 5.9 (Maw) – quella del 15 settembre - provocando ulteriori vittime e completando l’opera di devastazione degli edifici già pericolanti o non ancora messi in sicurezza.

Da “Terremoti d’Italia” – Protezione Civile Nazionale.

Il terremoto venne avvertito in quasi tutta l'Italia centro-settentrionale, fino oltre Roma. La zona maggiormente colpita fu la media valle del Fiume Tagliamento, ma i paesi interessati dai danni furono numerosissimi. In totale 119 comuni nelle province di Udine e Pordenone subirono danni più o meno gravi. Nonostante fosse conosciuta l’elevata sismicità della regione ed in particolare della zona di passaggio tra la pianura ed i rilievi montuosi, la maggior parte dei comuni gravemente danneggiati, come ad esempio Buia, Gemona ed Osoppo, non erano classificati sismici e non erano quindi soggetti all’applicazione di norme specifiche per le costruzioni,

Il danno al patrimonio edilizio fu enorme ed anche l’impatto sull'economia fu notevolissimo: circa 15.000 lavoratori persero il posto di lavoro per la distruzione o il danneggiamento delle fabbriche.

Nelle ore che seguirono la violenta scossa, la forte presenza militare in Friuli consentì, fortunatamente, che le operazioni di soccorso fossero sufficientemente rapide ed efficaci, facilitando lo sgombero delle macerie, l'allestimento di ricoveri provvisori e cucine da campo, la riattivazione dei servizi, riducendo così i disagi ai terremotati. Il sisma del 1976 in Friuli ebbe un forte impatto sull’opinione pubblica; peraltro fu anche il primo terremoto in cui “la diretta” televisiva portò le immagini del dolore e della distruzione in tutte le case italiane.

La scossa del 6 maggio fu seguita da numerosissime repliche, alcune delle quali molto forti; in particolare la scossa del 15 settembre, alle ore 10:20, magnitudo 5.9 (Maw), che raggiunse l’intensità del VIII-IX grado MCS provocando 12 vittime, ulteriori distruzioni ed aggravando il danno già causato dal terremoto del 6 maggio agli edifici non ancora riparati.

e le foto di quell’epoca, sempre sullo stesso sito.

1 puntini di sospensione:

  • Ormoled

    come post terremoto c'è da dire che in friuli hanno ricostruito tutto... a Gemona, solo il castello deve essere finito, e anche se non lo finiscono pazienza, il resto è tutto nuovo, ricostruito e antisismico. Auguro la stessa cosa per gli Aquilani.
    Ciao

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