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mercoledì 5 agosto 2009

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Le mamme cattive - si può davvero lasciarle scegliere?

madre Ho letto un post su PENSIERI DI LUCE che mi ha fatto pensare e su cui ho lasciato il commento che riporto più sotto.
Ne è seguito uno scambio di opinioni che, devo dire, mi ha lasciato una sensazione di impotenza. Pur trovandomi d’accordo con le idee di fondo dell’autore del post, ho sentito anche intensamente – e come solo una donna può fare - la contraddizione di amore materno, che è viscerale e fatto di carne e sangue, con la libera gestione di pensieri ed anima che ci è stata tolta da sempre, in ogni luogo ed in ogni cultura. Nessun uomo ha mai partorito e nessun uomo è mai stato costretto a portare su di sé il marchio della vergogna. Per questo credo che nessun uomo potrà mai capire fino in fondo la tragedia immane che è racchiusa nell’aborto e nell’animo della donna che sceglie di farlo.

L’unica certezza che mi rimane è che l’aborto è l’incontro di due anime che si spezzano e di due libertà che si contrappongono. E forse una legge non sarà mai in grado di stabilirne i confini…

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Daniela ha detto...

Quello che dici è una visione slegata dalla realtà. Il concepimento è un incontro di cellule e finché non ci sono processi cerebrali di un certo livello, non c'è pensiero, né coscienza, né intelletto. Ciononostante, sono perfettamente d'accordo che la vita va protetta, proprio perché è potenzialmente vita. Ma sono anche contraria a togliere la libertà alla donna di decidere se dare la vita o no, se continuare ad essere "incubatrice" o no. Io credo che la vita in sé è un processo naturale e certo gli animali non si pongono questo problema, come potrebbero? Non è un paragone che puoi fare. Come non puoi dare dei pensieri tuoi a delle cellule che crescono. Si dovrebbe poter mettere le donne in condizione di evitare un concepimento non voluto - con metodi contraccettivi come il preservativo - o dare davvero assistenza materiale a chi non vuole un figlio, ma non se la sente di abortire. Spesso chi è contro l'aborto, nega alla donna anche questo. Molto spesso chi è contro l'aborto non distingue i casi personali dall'ideologia pura che la vita va preservata ad ogni costo. Ma davvero te la sentiresti di costringere una donna, vittima di violenza da parte di un padre, a vivere una maternità profondamente imposta ed odiata? Oppure costringere una donna a rischiare la vita per portare a termine una vita che può ucciderla? Oppure obbligare una donna a far nascere un feto malato e destinato a morire dopo la nascita con grandi sofferenze? Io non condivido l'aborto a livello ideologico, ma credo che dovremmo tutti calarci nella realtà della vita, nelle disgrazie e nelle malattie del singolo ed a farci un autoesame di coscienza. Non dovremmo crederci superiori se diamo voce ad un embrio - come lo chiami tu - ne sentirci poetici se affermiamo che le cellule, nel concepimento, si baciano come si sente nel video segnalato da Paola. Dovremmo invece metterci nei panni di chi vive una situazione del genere, metterci nei panni di una donna che si pone la domanda se abortire o no e cercare di darle una vera risposta, una risposta che sia materialmente in grado di aiutarla. Di questo non ne sento parlare spesso.

Questa che segue è una testimonianza di chi ha abortito con la RU486. Per scelta. Prendetela semplicemente per quello che è: una donna che si racconta. Poi, se volete – o avete tempo – lasciate un commento, mi farebbe davvero piacere…


La storia di E: «Ho abortito con la pillola Ru486»

phpThumb_generated_thumbnailjpg di Eleonora Guerini
La teorizzazione della vita, di quella vissuta intendo, mi è sempre sembrata nefasta. Un uomo che parla di aborto è un ossimoro e un insulto all’intelligenza. Quella vera, che passa tra le maglie del sentire. Un uomo che crede di poter stabilire cosa è giusto e cosa non lo è parlando di aborto è un uomo che vive nella presunzione di sapere ciò che invece solo la compassione, che richiede il tentativo di comprendere e non di giudicare, permette. Un uomo che conduce una guerra. Una guerra definita culturale contro l’aborto e che invece è la guerra dell’uomo contro la donna, contro la libertà di poter scegliere. Contro la maternità come scelta d’amore e non come imposizione culturale.
«Il piacere sessuale scardinato da qualunque amore» di cui parla Ferrara sul Foglio di ieri mi sembra, oltre che una banale adesione al più misero dei moralismi, qualcosa che ha storicamente più a che fare con gli uomini che con le donne. Essendo un maschio, «il godimento libertino» di cui scrive non ha certo quell’accento così violentemente accusatorio che tocca a noi femmine, in fondo un po’ puttane.
Ho 36 anni, vivo a Roma, e tre anni fa, nel marzo del 2006, ho abortito utilizzando la RU486. Ho avuto il mio primo rapporto sessuale a 16 anni. Fino a 25 anni, quando con il mio compagno abbiamo deciso di avere un figlio, ho fatto molto l’amore, a volte per amore, a volte per piacere, convinta che il piacere debba far parte della nostra vita. Non sono rimasta incinta prima perché sono responsabile e ho sempre usato la pillola. Fino a quando, per problemi ormonali, non ho più potuto. Dopo un calvario che mi ha costretta a sperimentare diversi metodi anticoncezionali sono approdata al meno invasivo, per niente sicuro, ma tanto caldeggiato dalla Chiesa, «Persona». Sono rimasta incinta.
Avevo 33 anni. E per quanto amassi l’uomo con cui avevo una relazione non pensavo che avere un secondo figlio con lui fosse una cosa giusta. Perché non basta l’amore tra due persone per fare un figlio. Perché un figlio è una scelta di vita, una scelta d’amore. Condivisa e voluta. Perché con un figlio la tua vita cambia e il cambiamento deve essere sorretto da una decisione ferma, consapevole, d’amore. Non dalla retorica del diritto alla vita. Perché senza amore poi non è vita. Perché la maternità è una condizione totalizzante che non può essere il frutto di uno sbaglio. Ma l’essere umano, non certo Ferrara, sbaglia. E di fronte allo sbaglio bisogna avere la forza e il coraggio di prendere una decisione che tenga conto di tutti i fattori.
Si può amare un uomo e pensare che non sarebbe il padre che vorresti per i tuoi figli. E si può decidere che un figlio, con quell’uomo, non lo si vuole avere. Così è stato per me. Quando ho capito di essere incinta ero alla quinta settimana. Un amico di Torino mi suggerì di telefonare a Viale, alle Molinette di Torino, dove era in corso la sperimentazione sulla Ru486. Gli raccontai l’accaduto, gli dissi che un figlio frutto di «Persona» non lo volevo, che non volevo soffrire più a lungo, inutilmente, che pensavo di avere diritto alla vita. La mia di vita. Che non potevo sopportare l’idea di vomitare per due mesi senza una giusta ragione. Che non volevo odiare il mio compagno, responsabile quanto me eppure non interessato, nei fatti, praticamente, dalle conseguenze.
Mi ascoltò. Mi disse «prenda il primo aereo. Vediamo di quante settimane è». Presi l’aereo il giorno dopo. Ero nei tempi e Viale accettò una richiesta che mi resi conto si sommava a tante, tantissime altre. Quell’uomo capì il mio dolore e decise di aiutarmi a soffrire di meno. Di certo non a non soffrire perché abortire è una sofferenza. Ma fece sì che la mia sofferenza non si prolungasse per altre settimane, inutilmente. Tornai a Roma il giorno dopo e la settimana successiva di nuovo ero a Torino.
Arrivai prestissimo alle Molinette, mi diedero una pastiglia, mi chiesero se preferissi restare per la notte in ospedale. Firmai per uscire. Poco distante mi aspettava una casa amica dove passare quelle ore infernali. E diversi numeri di telefono da chiamare per eventuali complicazioni. Non ci furono complicazioni. Non ce n’è quasi mai, di certo non più che in un aborto chirurgico. Ma non è stata una passeggiata. Un senso di greve malessere, una nausea incalzante, un mal di testa incessante, implacabile. Se bisognava pagare per aver scelto di non fare nascere un bambino non voluto io dico che ho pagato il giusto.
Il giorno dopo sono tornata in ospedale. Mi è stata data un’altra pillola e mi hanno messo a letto. Dopo qualche ora tutto era finito. Per un attimo mi è sembrato che anche l’Italia fosse un paese civile. Ma è stato breve. Di civile lì c’erano Viale e la sua equipe, accolti da una città laica che ogni tanto ricorda di avere un’anima sabauda. Sono tornata a Torino altre due volte, per i controlli, uno dei quali obbligatori, che la procedura prevede. Non è stata una passeggiata, mi sono accorta di tutto quello che accadeva e non è stato per niente piacevole. Ma sono contenta di averlo fatto e di averlo fatto lì, sostenuta da intelligenza e competenza. E da vera compassione.

Fonte: Unità


Il punto focale, su cui mai saranno d'accordo chi accetta l'aborto e chi invece crede profondamente che sia un omicidio, è la questione se un embrione sia già un bambino o no. E visto che mai la scienza potrà asserirlo, poiché oggettivamente un embrione non è un bambino, ma un insieme di poche cellule che in futuro sarà un bambino - sempreché una madre sacrifichi se stessa, il suo corpo, la sua carne per lui - questa rimarrà sempre una questione morale e soggettiva.
L'aborto è una tragedia che può toccare la vita di ogni donna. L'aborto è sempre una tragedia, in qualsiasi modo lo si guardi. Ma mi vengono i brividi a sentire quelli che gridano alla scomunica, che si innalzano sulle loro certezze ed inneggiano alla costrizione, alla violenza verbale, a leggi punitive, perché rivedo in loro quegli anti-abortisti che in America mettevano le bombe ed uccidevano. Perché mi sembrano quelli che inneggiano alla pena di morte. Perché mi sembrano quelli che lapidano una donna e scagliano la prima pietra, certi di essere senza peccato. Perché ripulirebbero il mondo dai nazisti, uccidendoli.
Mentre non sento mai parlare di sostegno morale e materiale verso chi sceglie la pratica dell'aborto. Vuoi "salvare" un bambino? Fallo crescere nel tuo ventre, amalo, curalo e provvedi a lui. Io credo che una donna sia libera di volerlo fare o no. Non costringere con la forza qualcuno che, per motivi magari a te futili, non può o non vuole farlo. Questo dovrebbero fare Stato e Chiesa. E poi anche promulgare preservativi e metodi contraccettivi, educazione sessuale ed alle malattie trasmissibili durante un rapporto. Questo dovrebbero fare le persone che credono davvero che l'aborto sia un omicidio. Invece si limitano a sestenziare, demonizzare, scomunicare.
Ho visto e letto tante opinioni e tanti commenti. Ho letto chi diceva che la pillola contracettiva è un mezzo per abortire adducendo informazioni errate su come avviene il concepimento, giacchè essa non impedisce l'embrione di annidiarsi nell'utero, ma semplicemente interrompe l'ovulazione. E così il preservativo: ma se spermatozoo e ovulo non si toccano, dov'è l'aborto? Perché allora questi due semplici e più sicuri metodi non vengono pubblicizzati? Tra l'altro il preservativo ha il vantaggio di non trasmettere malattie gravi, come Aids o epatite, eppure nella nostra epoca, all'inizio di questo terzo milennio, in Italia, ancora permettiamo di venire manipolati, ancora ci lasciamo ingannare da false tradizioni e vecchie dicerie da medio-evo. Prevenire è meglio che curare, no? Impediamo che l'ignoranza dilaghi, diamo vera informazione su come evitare gravidanze non volute e poi sosteniamo davvero chi sceglie di portare a termine quella gravidanza indesiderata che cambierà radicalmente la propria vita. Soprattutto non lasciamo solo chi invece sceglie di non farlo. Perché - in fondo al cuore - gli rimarrà per sempre la sofferenza di non essere stata capace di affrontare qualcosa più grande di lei, qualcosa che un giorno sarebbe divenuto qualcuno e che avrebbe avuto il suo stesso colore degli occhi...
Questo è quanto.

7 puntini di sospensione:

  • Andrea Borla

    Bellissimo post... sarebbe da inviare ai potenti che si rifugiano nella comodità del moralismo più ipocrita: non penso che cambierebbero idea, ma per qualche istante proverebbero almeno un po' di vergogna...

  • sassicaia molotov

    L'articolo l'ho riportato anch'io nel mio blog, per quanto riguarda la vergogna non credo che gli adoratori di un'autorità spirituale che è arrivata a negare alla donna la libertà di scelta anche in caso di stupro etnico (vedi Wojtyla) abbiano la capacità di capire cosa sia la vergogna.

  • Francesco

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • Francesco

    Cara Daniela sinceramente nel nostro scambio di commenti sul mio post che hai ripreso e commentato, io rimango a quel tuo "Ed io sono d'accordo con te, davvero, al 100%!" a parte le opinioni di partenza che rimangono divergenti.

    Preciso, per chi non mi conosca, che non sono adulatore di alcuna autorità religiosa. Mi definisco un agnostico. Si può essere contrari all'aborto anche da laici.

    Provocatorimente ho "battezzato" l'embrione, EMBRIO, proprio per dargli la dignità di un essere umano vivente a tutti gli effetti.

    "Il punto focale, su cui mai saranno d'accordo chi accetta l'aborto e chi invece crede profondamente che sia un omicidio, è la questione se un embrione sia già un bambino o no. E visto che mai la scienza potrà asserirlo, poiché oggettivamente un embrione non è un bambino, ma un insieme di poche cellule che in futuro sarà un bambino"

    Credo che questo sia proprio il punto chiave che cercherò di chiarire secondo il mio punto di vista.
    Se è vero ciò che affermano i pro-abortisti la Vita nell'embrione arriva dal nulla dopo un certo numero di settimane. Inoltre Il Bèbe è il risultato dell'evoluzione di EMBRIO quando arriva a compimento il suo ruolo..! Non confondiamo le due cose.
    Per quanto mi riguarda, e questo è il fondamento di ciò che sostengo, la vita inizia dall'incontro di due cellule vive, che formano una cellula iniziale viva, in un contesto in cui quella cellula ne crea delle altre, non in provetta dove non potrebbe mai sopravvivere, ma in un contesto in cui può proseguire la sua Vita, grazie al nutrimento della madre.
    Quindi non c'è un momento in cui spunta EMBRIO vivente dal nulla. Ogni istante dopo il concepimento è Vita, nel contesto complessivo di questo legame MADRE-EMBRIO, che è il TUTTO di questo processo di creazione di una nuova vita.

    Poi, Daniela, come abbiamo proseguito nel commento sul mio blog, tu, MADRE, hai tutta la libertà di staccare questo legame di vita, a mio avviso senza bisogno di una legge, stabilito da qualche parte che ciò non è un reato.

  • Michele

    ciao
    buona serata
    Michele pianetatempolibero

  • Daniela

    @Andrea Borla: in verità i potenti non si vergognano mai più di tanto. Forse pensano di non averne bisogno...

    @sassicaia molotov: proprio perchè in grado di procreare, il corpo della donna ha un potere che ha sempre fatto paura a certa Chiesa. E la soluzione che hanno sempre adottato è stato l'annientamento e la privazione dei diritti.

    @Francesco: la vita non arriva dal nulla dopo alcune settimane, ma certo ci vuole una certa evoluzione delle cellule prima di poter chiamare l'incontro di ovulo e spermatozoo, un bambino. Io credo che due cellule che si incontrano sono vita, ma sono già essere umano? E quell'essere umano ha più diritti sul corpo della madre di quanti ne abbia lei? Ti rispondo razionalmente di no a tutte e due le domande. Emozionalmente, alla prima domanda ti rispondo anche di sì... capisco la tua conclusione che dopo il concepimento non c'è più donna, ma un legame MADRE-EMBRIO che è il proseguo della Vita. Ma questo è vero solo in una maternità voluta. Grazie di essere passato.

    @Michele: quanto tempo! Buona serata anche a te!! Un abbraccio!

  • Francesco

    Daniela
    Grazie a te per aver ripreso il mio post poco comodo, anche perchè scritto da un uomo.

    Mettila come vuoi,e con tutte le libertà che ha diritto la DONNA-MADRE, il legame MADRE-EMBRIO porta ad una nuova vita e la sua interruzione No, Comunque si possa considerare "l'ammasso di cellule" che io chiamo EMBRIO dalla prima cellula fecondata.

    Ci sono tante situazioni diverse, ciascuna valida per ogni donna con le sue problematiche, ma la concezione che l'ovulo fecondato e ciò che segue non sia vita fino ad un certo punto, non riesco ad accettarlo. E' contro il mio sentire cos'è vita, sentire cambiato negli anni, da ex-ateo scientista, e non legata ad alcuna ideologia religiosa, tanto che la mia posizione sulla libertà della donna di abortire non è la posizione della chiesa.

    Non parlo di bambino ma di Vita, come te, come me, come il bambino che sarà.

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