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giovedì 16 settembre 2010

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Italia e Libia giocano al "tiro al clandestino": diffondete!

Torture, stupri ed esecuzioni nelle carceri libiche, ma l'Italia fornisce anche motovedette armate e consulenti della guardia di finanza per dare la caccia alle barche di disperati. Segue un episodio che offre la possibilità di osservare i metodi impiegati dai mercenari sceriffi del Mediterraneo, foraggiati dall'Italia per fermare con ogni mezzo necessario chi fugge dal proprio inferno, riportato molto porbabilmente dai media di regime per il coinvolgimento di un equipaggio italiano e la totale assenza di migranti.

fonte: rainews24


Erano in tutto sei i militari a bordo della motovedetta libica che ha sparato contro un motopesca italiano di Mazara del Vallo. Lo fanno sapere fonti della Guardia di Finanza, specificando che tra loro, contrariamente a quanto si era appreso in un primo momento, non vi erano ufficiali. Dei sei militari due sono osservatori e quattro consulenti tecnici.

I finanzieri appartengono al contingente di militari che svolgono ruolo di osservatori e di consulenti tecnici (radaristi, motoristi ecc) nel quadro degli accordi tra il governo libico e quello italiano. Anche l'imbarcazione e' fra quelle cedute dalla Gdf nell'ambito di quest'intesa bilaterale.
Sulla vicenda e sulla sparatoria avvenuta a Mazara del Vallo la Guardia di Finanza ha chiesto dettagliate informazioni.

L'inchiesta
Il ministro dell'Interno Maroni ha immediatamente disposto l'apertura di un'inchiesta per accertare se nella vicenda del motopeschereccio colpito da colpi di arma da fuoco sparati da una motovedetta libica emerga un'utilizzazione dei mezzi donati dall'Italia per potenziare il contrasto all'immigrazione clandestina non coerente con le previsioni del Trattato firmato nel 2007 dall'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato.

Il Governo riferisca in Parlamento
"La provenienza della motovedetta libica che ha sparato contro un motopesca di Mazara del Vallo e la presenza, a bordo, di militari italiani rende la vicenda ancora piu' grave. Il governo deve riferire immediatamente sull'accaduto e chiarire, una volta per tutte, tutti gli aspetti dell'accordo siglato con la Libia".
Cosi' la coordinatrice delle commissioni istituzionali del gruppo del Pd alla Camera, Sesa Amici.

Un inferno di fuoco: il racconto dei pescatori
"E' stato un inferno: i proiettili rimbalzavano dal ponte fino alla sala macchine. Ci siamo distesi tutti a terra pregando che nessuno di noi venisse colpito". Il capitano Gaspare Marrone va in mare da oltre trent'anni, con la sua barca ha affrontato molte volte la burrasca e ha salvato la vita a decine e decine di migranti che avevano fatto naufragio nel Canale di Sicilia. Ma i momenti terribili vissuti ieri sera, insieme con i suoi dieci uomini d'equipaggio, difficilmente potra' dimenticarli.
"Ha ragione il comandante, siamo vivi per miracolo", continuano a ripetere i marinai dell' "Ariete", il peschereccio della flotta di Mazara del Vallo mitragliato da una motovedetta libica perche' non si era fermato all'alt.
Quello che il capitano Marrone e i suoi uomini non sanno ancora, mentre nel porto di Lampedusa ricostruiscono gli attimi convulsi dell'assalto, e' che a bordo dell'unita' militare libica c'erano anche alcuni uomini della Guardia di finanza italiana. Si tratta infatti di una delle sei motovedette consegnate alla Libia dal governo italiano, nell'ambito del trattato di "amicizia" siglato due anni fa tra i due Paesi. Il tentativo di abbordaggio e' avvenuto intorno alle 22, quando il motopesca si trovava a circa 30 miglia dalle coste libiche, in acque internazionali: "Ci hanno intimato di fermarci - racconta il comandante - ma io, sapendo quello che ci aspettava, ho preferito proseguire spingendo i motori al massimo. A questo punto hanno aperto il fuoco, continuando a sparare a intervalli di circa un quarto d'ora-venti minuti".

Inseguiti fino alle acque territoriali italiane
Il capitano ha ancora negli occhi il terrore provocato da quei colpi di mitraglia: "Ci hanno inseguito fin quasi dentro le nostre acque territoriali.
Solo all'alba, quando eravamo in vista di Lampedusa, ci siamo sentiti in salvo".
Da anni le autorita' libiche rivendicano la loro giurisdizione sul Golfo della Sirte, sequestrando le imbarcazioni mazaresi sorprese a pescare in quel tratto di mare. Ma il capitano assicura che l' "Ariete", al momento del tentativo di abbordaggio, stava navigando e non era impegnato in una battuta: "Non avevano nessun diritto di fermarci". E invece i militari libici, nonostante la presenza a bordo dei finanzieri italiani, hanno usato le maniere "forti" per convincere i marinai a desistere dalla fuga, come testimoniano la fiancata sinistra e la cabina del motopesca sforacchiati dai proiettili: "Hanno sparato all'impazzata.

I libici hanno sparato ad altezza cabine: altezza d'uomo
Solo per un caso non hanno provocato l'esplosione di alcune bombole di gas che erano in coperta", sottolinea Alessandro Novara, uno componenti dell'equipaggio. Gli fa eco Tameur Chaabane, un altro marittimo tunisino imbarcato sull"'Ariete": "I libici sono degli incoscienti, perche' sparare all'altezza della cabina di comando significa volere uccidere". Ed e' proprio il comandante Marrone a sollevare, con i suoi marinai, il dubbio che la motovedetta che li ha mitragliati sia uno dei sei pattugliatori italiani "regalati" a Gheddafi.
"Non posso esserne certo - spiega - ma era del tutto simile a quelle utilizzate dalla nostra Guardia di finanza e dalla Capitaneria di porto".
La conferma arrivera' solo qualche ora dopo, quando l'equipaggio dell"'Ariete" ha gia' ripreso il mare per proseguire la battuta di pesca nel Canale di Sicilia.

La Libia apre un'inchiesta
L'ambasciatore libico in Italia, Abdulhafed Gaddur, ha annunciato che le autorità libiche hanno nominato un comitato d'inchiesta sui motivi dell'incidente, a cui potranno partecipare anche gli italiani.

Tratto da INFORMA-ZIONE

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mercoledì 15 settembre 2010

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Il resto del mondo non conta.

Cosa rende tanto speciale l'Italia? Crediamo davvero di essere ancora il popolo eletto dalla Storia (quella con la S maiuscola, per intenderci, che ci insegnano a scuola e che inizia con Remolo - il fratello sfigato - e Remo - quello che invece ha perso la barca - e che finisce con l'incontro dell'arciduca con nostra Signora con la Falce)?
L'italiano che popola questa nostra penisola, ancora crede che il meditterraneo sia la culla della civiltà e che le grandi vestigia romane non sono ciò che oggi sono: appunto, solo vestigia (e nemmeno condonate, per giunta!)
Siamo il popolo delle grandi indignazioni e delle grandi dimenticanze. Urliamo contro l'ingiustizia e poi stiamo lì a inchinarci davanti a chi ci sottrae quei pochi diritti e quelle poche leggi che ancora funzionano. Crediamo alle loro parole (dei politici) e non ci informiamo dei fatti. Anzi, ci dimentichiamo dei fatti e non andiamo nemmeno a vedere come vanno poi a finire.
La nostra intera classe politica razzola male. Ha sempre razzolato male. Solo che oggi parla anche male. Si indigna quando viene scoperta, tanto sa che poi l'italiano dimentica e si ricorderà solo dei sentito dire che meglio saranno diffusi.
Gli italiani-brava-gente mi hanno davvero stufato! Devo dire che ancora sentir discutere su come i nostri politici sono il governo del fare, sui grandi traguardi raggiunti, su come hanno saputo guidare il paese fra terremoti, crisi economica e immigrazione, su come hanno saputo riformare scuola, giustizia, perfino su come sono stati bravi a gestire la tragedia dell'Abruzzo - e la lista sarebbe così lunga poiché sono anni che questo governo traballa, ma si regge in piedi in virtù della stabilità che è insita in un tavolino a tre zampe - mi rende difficile procedere poi nella digestione! Sento ancora quel leghista Ballaman che orgoglioso ha dichiarato di aver rinunciato al privilegio dell'auto blu e poi tralasciare il fatto che si è fatto assegnare quale rimborso benzina per l'uso della sua auto privata - in luogo di quella pubblica - la modesta somma di 3.200 euro al mese, esentericevute, naturalmente, ma sulla parola!
Il partito dell'amore che coerentemente abbraccia Putin e Gheddafi, che litiga ma che non si dimette, questo governo del fare che si auto-celebra, che si auto-intervista e che si auto-legittima, ha ancora davvero credibilità per questa Italia che sempre di più sta diventando il fanalino di coda dell'Europa? Ancora gli italiani credono ai miracoli di Padre Pio e ancora - nelle assemblee del comitato scolastico, sento i genitori litigare sulla presenza o meno della croce nelle aule, ma niente sento sul fatto che quest'anno calano le ore d'inglese, tolgono la seconda lingua straniera, vengono diminuite se non addirittura tolte le ore di laboratorio informatico, in virtù di un maestro unico che tutto sa e tutto può fare, per amore di un insegnamento che non ha bisogno di strutture o finanziamenti, tanto prima della Prima Guerra  Mondiale nessuno andava a scuola e pure si campava lo stesso!

dal blog "http://lecosedasalvare.blogspot.com/"

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lunedì 13 settembre 2010

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Gelmini inaugura se stessa...


Più di 4000 precari della scuola pubblica e provenienti da tutta la Sicilia oggi hanno manifestato a Messina contro i tagli previsti dal ddl firmato Maria Stella Gelmini. Il corteo “Invadiamo lo Stretto: un ponte per la scuola” si è radunato in piazza Cairoli per poi dirigersi verso il porto della città. Nonostante la presenza di forze dell’ordine, i manifestanti sono riusciti a bloccare il traghettamento di alcuni treni delle Ferrovie dello Stato.Dall’altro lato dello stretto, a Villa San Giovanni, analoga manifestazione che ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti da tutta la Calabria, Puglia, Basilicata e Campania. Non si sono registrati scontri ma tanta tensione.I manifestanti chiedono la stabilizzazione della loro posizione lavorativa con i fondi erogati per la realizzazione del ponte sullo stretto.Il governo invece sta valutando l’opportunità di utilizzare queste 4000 unità installandoli proprio sulla campata del Ponte come dissuasori umani 24 ore su 24 ore, con contratto “stabile“. Ed in questo clima denso di positività e che fa sperare per un futuro migliore, lunedì 13 settembre la MINISTRESSA Gelmina (vagante) con il suo sorriso appiccicoso ed i suoi colorati occhiali didattici, inaugura l’anno scolastico.

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sabato 4 settembre 2010

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CHI OZIA FA BENE ALLA SALUTE. DIGLI DI CONTINUARE!

SAGGIO ITINERANTE SULL’OZIO

“NON FAR NIENTE E’ IL LAVORO PIU’ DURO DI TUTTI “ (Oscar Wilde)

Brevi e doverosi cenni sull’origine dell’OZIO.
Da quando l’essere umano abbia iniziato ad oziare non è facile saperlo: nella preistoria certamente, grazie ai graffiti ritrovati, sembra che sia stato notevolmente impegnato da molteplici attività quali la caccia, la realizzazione di oggetti rudimentali, la costruzione di palafitte, la ricerca della legna e l’accensione del fuoco. L’uso della clava e l’inseguimento della donna prescelta per l’accoppiamento biologico, inoltre, lo faceva correre come un forsennato nel Quaternario… per farla breve non si oziava molto.

Nella mitologia, così come la leggenda narra, gli dei dell’Olimpo amavano oziare e dall’alto della loro privilegiata posizione universale tre o tremila metri sopra il cielo o su di lì (tanto per citare un autore quale Federico Moccia) stavano beatamente distesi nei loro giacigli divini in mezzo alle nubi e trascorrevano il loro infinito tempo a bere, a gustare cibi prelibati e tra loro bisbigliavano, sorridevano e amavano correre lungo i corridoi del cielo, il tutto all’insegna dell’ozio che poi, come tutti noi mortali sappiamo, è il padre dei vizi.
Una domanda mi sovviene, a me semplice curioso di fenomeni sociali: ma se l’ozio è il padre dei vizi, costui così piccolo e breve, con nessuna voglia di fare, mancante di stimoli attivi, abituato a fare niente di niente, con chi si è accoppiato? E i vizi suoi figli sono legittimi o illegittimi? Ancora oggi gli studiosi non sono riusciti a dare risposte a tali dilemmi, anche se un’analisi storica che ho condotto personalmente dopo aver visionato alcuni annali mitologici, mi permette di avanzare una ipotesi che anche Piero Angela (da me contattato) condivide appieno: un giorno durante lo svolgimento dell’assedio di Troia, mentre achei e troiani combattevano come scalmanati, sembra che la dea Afrodite, mentre tutti gli dei erano impegnati a sostenere i vari contendenti ed erano scesi sulla collina di Hissarlik, si trovava dentro il bar dell’Olimpo e sola, soletta tra un drink e una sigaretta, si mise ad oziare e così, mentre improvvisava una erotica danza del ventre come mai se ne erano viste nell’alto dell’Olimpo, i suoi colpi d’anca sempre più vorticosi e voluttuosi turbarono profondamente il povero ozio che stava seduto tranquillo a bere un’aranciata e cadde dalla sedia sudando come un matto.
Poi la dea, con un sortilegio, considerando che pur essendo virtualmente presente l’ozio non possedeva una sua consistenza molecolare, recitò la famosa formuletta magica: ”Salaga doola, mencica boola bibbidi bobbidi boo mettile insieme e che accade quassù bibbidi bobbidi boo“ ed in men che non si dica, si materializzò uno strano tipo piuttosto bassino dal viso bizzarro e bruttino, di corporatura magra e asettica, con orecchie elefantine e naso adunco, che compensava però tali deficienze con altri doti nascoste che per motivi di censura non possiamo certo citare. La dea lo vide e si rese conto che la materia prima era di qualità scadente, ma considerando che quanto prima tutte le divinità sarebbero rientrate a casa, decise suo malgrado di usarlo per i suoi scopi mitologici e gli offrì cibi e bevande altamente afrodisiache ed alla fine il nostro amico le “zompò“ addosso. Mentre giaceva con lei facendo come un forsennato, disse alla dea: ”Bella mia, stanotte ti farò vedere le stelle...” e lei rispose “Ancora? Sono 3.500 anni che non vedo altro! Piuttosto piccoletto sbrigati che alle 22,00 ho un appuntamento ad un tavolo di ramino“. E dopo questa magica notte, nacquero i famosi vizi che tutti noi amiamo alla follia.
Queste notizie che vi ho fornito e che rappresentano un vero scoop, difficilmente le troverete nei testi ufficiali, mentre un libro che vi consiglierei seriamente è “L’ozio come stile di vita” di Tom Hodgkinson, direttore della rivista britannica “The Idler” che significa letteralmente l’ozio.
Tom Hodgkinson mentre lavora
ANALISI SOCIOLOGICA COMPARATIVA SULL’OZIO
Questo ventunesimo secolo dominato dalla globalizzazione sempre più incalzante, dal lavoro dinamico, dai ritmi industriali stressanti, dalla velocità (a proposito: ricorre il centenario della nascita del futurismo) lascia poca libertà all’ozio. C’è poco tempo da dedicargli e quindi dobbiamo necessariamente ritagliare dei piccoli e angusti spazi per essere onorati della sua presenza. Eppure non costa niente, è gratis, ce l’abbiamo a portata di mano, ma non riusciamo a goderne appieno. I continui impegni quotidiani ci impediscono e limitano l’uso dell’ozio: c’è la spesa da fare al Supermercato, la macchina da portare all’autolavaggio, la figlia a danza, la ricetta da ritirare dal medico, la bolletta da pagare alle Poste, la lite con il vicino di casa, l’amante da coccolare, verificare gli aggiornamenti su face book… e tanto e tanto altro che ci stressa all’inverosimile, conducendoci a fine giornata a cadere esanimi sui nostri comodi divani. Ed è proprio in questo magico momento, tra le 20,00 e le 20,15, in cui il corpo e la mente si abbandonano come relitti nell’oceano, che possiamo inquadrare come l’ozio prenda il sopravvento e avvolga il nostro essere, impadronendosi di ogni pezzetto di noi stessi. E mentre le scarpe volano via, lasciando in libera uscita i due affaticati e puzzolenti piedi e un corpo in decomposizione assume la posizione A12 sul divano in dotazione, tutto svanisce come per incanto! I pensieri vagano alla rinfusa, gli occhi si chiudono come saracinesche, il cuore rallenta i suoi battiti e il corpo, come un camaleonte, diventa un tutt’uno con il copridivano, entrando in magica simbiosi con l’amato elemento d’arredo. Il silenzio diventa padrone assoluto della situazione e tutti gli elementi di disturbo sono messi in condizione di non nuocere. La televisione è spenta, il cellulare staccato, internet sconnesso (come me d’altronde), solo il pace maker di nonno Oreste è l’unica cosa funzionante dentro la casa e niente o nulla può ormai disturbare questo importante cerimoniale. Chi sono, in questo preciso momento, non lo so e a dire il vero non lo voglio neanche sapere! La mente travalica i confini e vaga solitaria tra lo spazio infinito, sembra un satellite sperduto tra la galassia, il vuoto e l’infinito sono le uniche realtà presenti e un senso di pace s’impossessa di ogni angolo inerte del salone in cui l’ozio copre ogni cosa, persino gli acari della polvere sono inanimati e oziano sopra il mio naso. Che sensazione mi procura questo sano senso di ozio! Ne avevo bisogno da tempo, me lo godo e lo sniffo, sono impregnato di inattività assoluta e mi annullo tra le sue braccia, anzi, mi faccio cullare come un bimbo! Saranno forse poco meno di venti minuti che sto impalato e immobile come Tutankhamon nel sarcofago, ma mi sembrano un’eternità. E quando lo share di gradimento raggiunge quasi il 90,89% e potrei anche annullarmi in questa tempesta benefica di ozio e traslare in un’altra dimensione senza nessun problema etico o religioso, anche se non ho ancora firmato il mio testamento biologico, che qualcosa di inaspettato rompe la magica atmosfera che avevo conquistato. Un elemento di disturbo che varca la frontiera del nulla costituito da un’urlo sovrumano mi ridesta dalla posizione ottimale che avevo assunto ed in evidente stato di shock ritorno, come avessi fatto un viaggio attraverso il tempo, alla triste e dura realtà.
“Filippooooooo vieni subito qui, la cena è pronta e poi c’è mia madre da riportare a casa, il cane deve fare i suoi bisogni in giardino, il bambino ha fatto la cacca, la lavastoviglie è da riparare e poi c’è la spazzatura da gettare… e poi… e poi…”
 
Ricordate, amici ed amiche: l’ozio è una lenta e sudata conquista sociale, che nessuno e niente hanno diritto di usurpare e va difeso con tutti i mezzi a vostra disposizione anche con le armi se necessario ed andrebbe inserito nell’articolo 1 della costituzione Italiana, perché esso è un diritto inalienabile, al pari del lavoro.
E, dunque, godetevelo in fondo, fino a quando potete!

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