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martedì 24 marzo 2009

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tratto da “IL TERZO RAMO DELLA GALASSIA (Ritorno ad Altrodove – parte II)”

Quello che segue sono i primi due paragrafi del primo capitolo de “IL TERZO RAMO DELLA GALASSIA (Ritorno ad Altrodove – parte II)" sempre edito da Boopen e che potete trovare sul sito della casa editrice.


«IL TERZO RAMO DELLA GALASSIA»

(Ritorno ad Altrodove – parte II)

di

Daniela Gambo Bregant

Fra Trieste e Farra d'Isonzo, settembre 2007 – agosto 2008

Tutti i diritti letterari di quest’opera sono di esclusiva proprietà dell’autore.

«Il terzo ramo della Galassia»

CAPITOLO I

L'ORIGINE DELL'UNIVERSO

Le luci azzurre

1 - VERSO ASTO4

Capitano, mio Capitano

Festa di benvenuto

2 – LA STORIA ANTICA

I Visitatori di ASTO4

L'Altrodove racchiuso in un'ampolla

3 - LA STELE DI SOLIENTE

CAPITOLO I

L'ORIGINE DELL'UNIVERSO

Ogni mutamento che avviene in una singola razza, produce i suoi effetti sopra l'intero Universo conosciuto. Molte specie si sono evolute all'interno della tecnologia interfasica e ciò ha portato una svariata moltitudine di interazioni che, come fiumi assonnati, si concatenano gli uni con gli altri per, alla fine, divenire una unica, immensa distesa marina.

I confini dell'Universo sono mutabili, in un inesorabile allontanamento dal suo centro. Se vediamo lo Spazio come un nocciolo che ha tratto origine da se stesso e la materia come riempimento dell'energia da esso sprigionata, se lo immaginiamo in espansione come il cerchio concentrico nato dal cadere di un sasso nell'acqua, allora cosa crediamo possa esserci al suo al di là ed oltre?

Se invece l'Universo Primo è la Madre e gli Universi paralleli i suoi Figli ed essi sono intersecati gli uni con gli altri in un labirinto dove il tempo viene incanalato in variabili sempre diverse - con leggi fisiche anche in contrapposizione, ma rigorose e certe - allora possiamo comprendere come tutti questi mondi, enormemente distanti, sia come esseri senzienti che come livelli di esistenza, siano in realtà parte essenziale di un tutto in continua evoluzione.

Ed essi, nessuno escluso, appartengono ad un mondo che viene detto del VERODOVE.

In questa immagine, gli Universi sono imbuti, ampolle, il cui tessuto è elastico e può deformarsi. Ogni Galassia è la materia che si addensa, che reca le matrici per la formazione delle stelle, dei pianeti e dei mondi azzurri. La vita è solo la conseguenza dell'evoluzione della materia, è un’Anomalia incerta che si sprigiona all’improvviso e da origine ad ulteriori ed inesplorati mondi.

Ogni Universo-Figlio possiede in sé l'impronta dell'Universo-Madre, come un'eredità genetica che lo contraddistingue e che viene trasmessa attraverso quel tessuto che, come una pelle nera, lo riveste e lo delimita, ma anche lo rende capace di scindersi e divenire, a sua volta, capace di procreare ulteriori e nuovi Universi.

Nel vuoto assoluto che circonda questi spazi, c'è l'essenza del non-essere. È qui che - in molti lo affermano - risiede l'ALTRODOVE.

Le leggende nascondono sempre un filo di verità.

L'acqua del mare è opaca per la vita che vi si nasconde, ma quegli esseri infinitesimali sono tali, che brillano splendenti sotto la luce della luna…

Come il VERODOVE è mutamento, così l'ALTRODOVE è la cristallizzazione di ciò che non è. Ma la luce, che è la infinita energia dell'universo e che permette la congiunzione di questi due mondi, è divenuta l'acqua splendente che ha modificato profondamente le distese aride e morte dell'ALTRODOVE.

Molte cose sono cambiate da quando l'avvento dell'ALTRODOVE è stato iniziato e molti pianeti, che erano immobili, hanno cominciato ad evolversi ed a mutare. Mondi sterili, che ora sono solcati dalle acque e stelle morenti, che ora infondono nuova vita, sono i testimoni di tale metamorfosi.

Sembra quasi che una rinascita abbia avuto luogo e che la luce sia divenuta più vivida e fulgida.

Ed anche il VERODOVE - ora - non è più ciò che era.

Le luci azzurre

L'acqua nel bollitore cominciava a scaldarsi e piccole onde nascevano dal fondo di metallo per giungere in superficie, dilatando gli spazi fra le molecole. Il calore si andava concentrandosi contro le pareti ed esse risuonavano con rumori sordi, simili a pugni.

La luce delle stelle era fissa ed immota, segno che l'astronave non era in movimento. I motori mormoravano appena, come se fossero impazienti di ripartire, ma questa era solo una sensazione umana. Ghermano aveva controllato e ricontrollato i circuiti e gli schemi direzionali tante di quelle volte, da sapere ormai la procedura a memoria. Lo avrebbe fatto di nuovo, un po' per il suo bisogno maniacale di perfezione, un po' perché non avrebbe saputo come trascorrere il tempo altrimenti.

La CITRONELLA era in orbita attorno a RONIA da quasi un mese. S'erano fermati alla sua Stazione orbitante per fare rifornimento ed il Capitano aveva concesso una licenza a quasi due terzi dell'equipaggio. Aveva anche assicurato che sarebbe bastata una settimana per completare le operazioni, ma, evidentemente, non era stato così.

RONIA era un pianeta azzurro ed era davvero splendida la sua vista dall'astronave. Altrettanto doveva essere la sua superficie, ma Ghermano non aveva voluto scendervi. La CITRONELLA era priva del Navigatore ed era proprio a lui che era stato affidato quel compito. Egli era un teorico dell'interfase e, forse, era stato il più brillante degli allievi all'Università Unica di NOVA TERA, ma era pur sempre un umano. L'interfase non si rivelava mai apertamente a coloro che non possedevano una qualche essenza medianica ed i suoi processi erano qualcosa di più che dei semplici e sterili algoritmi.

Molte cose stavano cambiando, all'interno del Protettorato ed, al momento, i medianici non godevano di molto favore. Alcuni erano stati addirittura sollevati dai loro incarichi sulle astronavi a cui erano assegnati. Sebbene ciò era stato richiesto proprio dai Governi di NOVA TERA e dei Piccoli Pianeti allo scopo di allontanare da loro ogni possibile sospetto di collusione con il defunto Governatore Jericho, era pur vero che le astronavi si trovavano ora in grosse difficoltà con la gestione dei motori interfasici.

Il fischio del bollitore si fece udire deciso. Ghermano sollevò la teiera dalla griglia e versò l'acqua nella tazza. Il vapore si spanse leggero e caldo e Ghermano sorrise, mentre l'aroma del the verde gli giungeva alle nari.

“Ne berrei volentieri una tazza anch'io!”

“L'occorrente è lì sotto.”

Gedro aprì l'armadietto e ne trasse una bustina ed una tazza.

“Tieni sempre tutto così in ordine?” chiese ironico e Ghermano non si voltò nemmeno per rispondergli.

“L'ordine è la base per ogni cosa.”

Sorseggiavano tranquillamente i loro the stando appoggiati alla balaustra che delimitava il corridoio ai lati della sala-motori. Sotto di loro, uno dei dodici motori interfasici della CITRONELLA si estendeva in tutta la sua lunghezza: era compatto ed imponente e misterioso insieme.

La tensione delle forze, che in esso si scontravano, era appena percettibile, poiché esso stava lavorando ad un regime minimo. Era sempre meglio non spegnere il motore, per non sovraccaricare gli scudi interfasici al momento della sua riaccensione e questo perchè era necessaria una quantità di energia più che doppia per avviare il processo che portava alla formazione dei corridoi.

“Hai forse qualche idea su quando il Capitano Stepan vuole partire?”

Gedro scosse la testa.

“Non ti ha detto nulla?”

“Nemmeno una parola!”

Ghermano fissò pensieroso il the all'interno della tazza e strinse gli occhi, lasciando che il leggero vapore profumato gli sfiorasse le labbra.

Avevano lasciato NOVA TERA da quasi sei mesi ed ancora non si erano allontanati dal suo quadrante. Avevano viaggiato quasi sempre fuori dal processo di interfase e si erano fermati molto spesso, su pianeti diversi, ma mai così a lungo come su RONIA. Su questo pianeta non vi erano risorse particolari e la sua Stazione orbitante - che non possedeva nemmeno un nome - era solo una semplice stazione di rifornimento. Eppure Stepan non accennava a voler ripartire.

ASTO4 era ancora infinitamente distante, se avevano l'intenzione di raggiungerlo senza accedere ai corridoi interfasici e Ghermano si chiedeva, senza potersi dare una risposta, cosa ancora trattenesse il Capitano dal raggiungerlo.

“Tu non credi che si stia comportando in modo strano?”

Gedro posò la tazza sul corrimano.

“Penso solamente che voglia essere preparato per ogni eventualità. Il Reggente Provvisorio non ha ancora concluso la sua indagine e, forse, il Capitano sta solo aspettando questo. Prima o poi dovranno eleggere il nuovo Governatore poiché la Legge prevede un tempo di interregno non più lungo di un anno.”

“Questo, però, vuol dire che potrebbero volerci altri tre mesi! Stepan non è mai stato disposto ad aspettare tanto, quando qualcosa gli premeva!”

Gedro si strinse le spalle.

“Forse, per lui, non è più così importante…”

“Navigatore, ho rilevato una leggera fluttuazione del flusso di anti-materia all'interno del motore interfasico numero quattro. Desidera che inizi una procedura di diagnostica?”

“Cosa desidera fare, Navigatore?” ironizzò Gedro, rivolto all'ufficiale scientifico.

“Lascia perdere!”

“Come ordina. Io, però, consiglierei almeno una calibratura degli scudi interfasici, tanto per escludere eventuali e successivi problemi con le radiazioni del corridoio…”

“Non dicevo a te, ma a lui!”

“Procedo con la diagnostica, allora?”

Gedro represse a stento un risolino.

“Va bene, procedi.”

“Navigatore, ho bisogno dei codici di attivazione.”

“Qualsiasi cosa riguardi l'interfase, non è altro che una sequenza di codici da inserire!”

Ghermano alzò le spalle in un gesto di noncuranza.

“È la procedura standard di sicurezza. Accedere ai comandi dell'anti-materia senza averne la conoscenza potrebbe divenire davvero pericoloso.”

“Navigatore, se posso interromperla...”

“Dammi ancora cinque minuti.”

Ghermano vuotò la tazza e la lasciò accanto a quella di Gedro. Si allontanò dalla balaustra e si avviò verso le scale di metallo che accedevano al piano sottostante, dove erano le consolle del computer secondario. Mentre egli dava l'avvio necessario alla procedura di diagnostica, Gedro si sporse dall'alto e gli gridò qualcosa.

“Non ho sentito!” gli rispose Ghermano di rimando.

Il motore interfasico vibrava con una frequenza quasi ipnotica, mentre il computer procedeva con la diagnostica. La figura di Ghermano, accanto alla struttura possente del motore, sembrava quasi irreale. Dietro di lui, RONIA occupava tutto l'orizzonte, spandendo nello spazio circostante un alone di luce smorzata e leggera.

“Sono tutte attorno al motore, le vedi!” gli ripeté Gedro emozionato, una volta che ebbe raggiunto l'ufficiale scientifico sulla pedana.

I due uomini rimasero a guardare le piccole fiaccole azzurre che lambivano la struttura del motore interfasico. Esse lo compenetravano senza difficoltà, per poi attraversarlo ed uscire dall'altro lato. Attorno ad esse, l'aria era come deformata e, nel punto di contatto tra le lingue di fuoco ed il metallo, anche la materia pareva dilatarsi, come poco tempo prima era accaduto all'acqua dentro il bollitore.

“Le riesci a vedere sempre più spesso, ormai.” mormorò Gedro ed un brivido di freddo gli percorse le pelle. Ghermano annuì.

“Credevo che l'ALTRODOVE fosse ormai un capitolo chiuso, con la scomparsa di Ailija.”

“Ed in effetti le Anomalie si stanno diradando, nello spazio aperto ed è sempre più raro incontrarne una.”

“Ma queste fiamme azzurre, invece, compaiono ancora sulla CITRONELLA. È come se, in realtà, Ailija non se ne fosse mai andata.”

“Ho completato la procedura di diagnostica. La fluttuazione si è arrestata senza causare errori. Gli scudi interfasici sono in piena efficienza.”

“Forse sono loro il motivo che trattiene ancora il Capitano dal fare rotta verso ASTO4.”

“Credi? Io invece penso che ancora non si sia ripreso del tutto dalla morte del Comandante Mark. Si senta in colpa e lo capisco, ma non era in suo potere evitarla.”

“Questo lui non l'ha mai detto. Non so nemmeno cosa abbia riportato durante il colloquio con il Reggente Provvisorio. E non è l'unica cosa di cui non parla…”

“Capisco cosa intendi. Nemmeno con me si confida. Passa le sue ore nei suoi alloggi o sul ponte di comando. È strano…”

E Gedro inclina la testa pensieroso, mentre, con gli occhi, segue il movimento leggermente ondulatorio delle fiamme azzurre attorno al motore.

“Avrei detto di conoscerlo bene - quasi più a fondo di quanto io conosca me stesso - eppure c'è qualcosa che mi sfugge, in tutta questa storia. Ailija era una soresiana ed i soresiani sono sempre stati fedelissimi al Protettorato. Questo il Capitano lo ha sempre saputo e, del resto, egli è sempre stato insofferente all'ingerenza eccessiva di NOVA TERA…”

“Questo è vero. Ma probabilmente non sarebbe arrivato ad avere il comando della CITRONELLA se non fosse stato per il Governatore Jericho.”

Gedro fece una smorfia di approvazione.

“Eppure non l'ho mai sentito lamentarsi della presenza della soresiana a bordo.”

“Perché era un eccellente Navigatore, forse il migliore che la CITRONELLA potesse aspirare. Sebbene i medianici sono particolarmente in sintonia con i processi dell'interfase, Ailija era pur sempre un'empatica: un'Eterea per l'esattezza e lei non era solo in simbiosi con l'interfase. Probabilmente lei e l'interfase erano la stessa cosa!..”

“Vuoi davvero dire che non te ne sei mai accorto?”

Gedro lanciò uno sguardo divertito verso Ghermano.

“Accorto di cosa?”

L'ufficiale in seconda sorrise e gli diede una leggera gomitata.

“Sei o non sei lo scienziato di bordo? Andiamo! Stepan aveva una storia con lei! Credo davvero che ne fosse innamorato sul serio.”

Ghermano fissò pensieroso l'amico.

“Non è che non lo sapessi, ma, forse, sarebbe stato meglio che così non fosse. Un'Eterea è qualcosa di più che un essere empatico. È una presenza innaturale dell'ALTRODOVE nel VERODOVE e ciò non è mai un bene. Abbiamo pur visto ciò che è accaduto quando il vortice interfasico creato dalla CITRONELLA si è incrociato con quello della LIBELJA, permettendo così di aprire quel varco che ha posto il VERODOVE in contatto coll'ALTRODOVE... due mondi così talmente contrapposti ed in antitesi tra loro, non dovrebbero potersi incontrare. Quello che ne potrebbe nascere… bé, forse è proprio quello che è successo: il collasso del tessuto spazio-temporale e la distruzione della materia che ne era venuta in contatto...”

“La disintegrazione della LIBELJA è stata terribile.”

“Io non credo sia stata colpa di Ailija, anzi: le sue procedure hanno salvato la CITRONELLA. Lei non poteva sapere della presenza della LIBELJA. Nessuno ne era stato informato.”

“Probabilmente è andata così…”

Ghermano si sporge verso il motore. Le fiammelle azzurre ora stanno scomparendo. Si allontanano, come assorbite dall'aria. Il motore interfasico continua con il suo rumore ovattato e familiare.

“Ma Stepan deve per forza sapere qualcosa di più, perché altrimenti non mi spiego il suo comportamento di questi giorni.”

“Dagli tempo.”

RONIA ruota indifferente alla nave in orbita attorno ad essa. Nello spazio nero e profondo, il pianeta è come una goccia di rugiada su un tavolo di legno scuro. E le venature sono le strisce bianche delle nebulose in infinita lontananza.

Qual è il confine che separa la sofferenza dalla rassegnazione? Dove inizia la malinconia e dove invece finisce il dolore? Per quanto tempo ancora bisogna attendere che arrivi il momento…

Sotto di lui, lo spazio infinito è una distesa vuota e nera. È l'inizio e la fine della materia ed è la consolante finestra sulla sua vita. È anche il varco che gli permetterà di raggiungere la sua Ailija. Deve solo poter trovare il modo.

Stepan fa compiere un giro completo alla sedia attorno al suo sostegno. Reclina la nuca sullo schienale e distoglie lo sguardo dal pavimento trasparente.

È di notte, che Ailija gli manca di più. Ed anche in momenti come questi, in cui siede al posto del Navigatore e guarda quello che lei guardava.

Mentre era davanti al Reggente Provvisorio, nella medesima stanza che era stata di Jericho, gli oggetti ed i mobili, che una volta gli erano stati familiari, in quel momento gli erano parsi così estranei da essere quasi sconosciuti. Osservava la lucida superficie della scrivania e le poltrone di pelle scura. In quella stanza il Governatore gli aveva assegnato il comando della CITRONELLA e lì, probabilmente, era stata anche Ailija.

Il grande lampadario di cristallo, che Jericho non accendeva mai, sovrastava minaccioso, allora come sempre e la vasta vetrata, dietro la scrivania, era aperta sul parco malinconico ed in pieno autunno. Tutti quelli che venivano al cospetto del Governatore rimanevano colpiti dalla splendida visuale sul parco ed, in questo, Jericho confidava per poter osservare, con comodo, chi gli stava di fronte. Molte volte Stepan aveva sentito su di sé lo sguardo indagatore di Jericho e ciò gli provocava ogni volta una strana sensazione. Egli aveva sempre creduto di essergli affezionato e grato, anche, per l'interesse - che allora gli pareva sincero - aveva avuto il Governatore per lui. Ma ora, dopo tutto ciò che era accaduto, gli rimaneva solo quella indifferenza, che gli copriva il cuore e lo faceva dubitare di se stesso.

Stepan fece fare ancora un giro alla sedia.

Era un'indifferenza che faceva male, però. Ailija avrebbe saputo certamente cosa dirgli.

Le fiammelle azzurre vengono a lui lentamente, attraverso le pareti. Come attirate le une dalle altre, volteggiano in una danza silenziosa. La fioca luce che emanano è fredda, eppure, per Stepan, è consolatoria.

“Se solo poteste parlare…”

Le fiamme volteggiano quasi gioiose, avvicinandosi a lui in lente spirali. Gli sfiorano i capelli e la pelle del viso.

Stepan alza le mani, volgendo verso di loro i palmi aperti ed esse vi si posano tremolanti. Le piccole fiamme gli danno la medesima sensazione dei fiocchi di neve che cadevano lenti su di lui durante gli inverni della sua infanzia, a NOVA TERA. Sorride di se stesso. Quando si lascia raggiungere da quei ricordi, la realtà che lo circonda diviene meno nemica.

“Capitano, le procedure dei rifornimenti si sono concluse senza intoppi già da due settimane. Ho provveduto a completare anche tutte le diagnostiche dei sistemi e la CITRONELLA è pronta per la partenza. È ancora intenzionato a far rotta per ASTO4?”

Le fiammelle si stringono dentro le sue mani, come se volessero essere riscaldate.

“Signore, c'è qualcosa che la preoccupa?”

“Hai mai la sensazione che non sia ancora giunto il momento?”

“Intende quando non c'è nulla che lo impedisca?”

“Si.”

“Definisca quella sensazione.”

“È come se davanti a te ci fosse una gradinata e sai che dovrai affrontarla, prima o poi, ma ancora non senti di avere la forza necessaria nelle gambe…”

“Forse, con un po' di allenamento. Voi esseri umani siete capaci di grande forza di volontà.”

Stepan sorride.

“Esistono prove per le quali un po' di allenamento non basta.”

Si alza dalla sedia e le fiamme sfuggono da lui, rimanendo sospese sul suo capo. Silenziosamente, esse brillano.

“Imposta la rotta per ASTO4 e appena pronto, procedi pure con l'attivazione dei motori. Vediamo di richiamare a bordo tutto l’equipaggio.”

“Bene, Capitano, non ci vorranno più di due ore.”

Stepan osserva il riflesso delle fiamme azzurre sul metallo della nave. Sembrano più vivide, a tratti, per poi quasi svanire, come fossero cangianti nell'aria.

A che serve attendere oltre?

Non ho, forse, aspettato abbastanza?”

continua


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«I Mondi dell'Altrodove» Copyright © 2008 di Daniela Gambo

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