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mercoledì 6 aprile 2011

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6 aprile 2009 - 6 aprile 2011




2 puntini di sospensione:

  • Carlo

    Ciao Daniela e buona serata.

    Sono convinto che in molti, compresi coloro che di un terremoto ne sono stati le vittime, "continuiamo a non dimenticare" e, soprattutto, nel nostro piccolo abbiamo capito che un terremoto dovrebbe insegnare.

    Dovrebbe insegnare che il nostro è un Paese a prevalente natura sismica; che gli edifici dovrebbero essere costruiti con specifiche tecniche edilizie; che soprattutto quei paesi situati in zone altamente sismiche dovrebbero essere dotati di piani di emergenza sempre ben oliati e pronti ad ogni evenienza; che sarebbe indispensabile un piano di ammodernamento e adeguamento del patrimonio edilizio nazionale che non è a norma... e tante altre cose che dovrebbero limitare gli effetti devastanti di un terremoto, sulla popolazione.

    Ma tutto questo, un terremoto lo insegna a noi... ma non a coloro che, nei decenni, ci hanno governato.

    Anzi, sembra quasi che un terremoto, come una guerra, sia occasione per un nuovo impulso all'economia che si basa sulla distruzione. Impulso, peraltro, strettamente speculativo... e lo abbiamo visto, purtroppo, anche per l'Aquila.

    Oppure, siamo costretti ad ascoltare pseudo dottoroni che ci parlano di centrali nucleari nel nostro Paese, come nulla fosse!

  • Daniela

    Vedi Carlo, le vittime non possono dimenticare, perché il dolore resta. Col tempo forse si assopisce, ma rimane la cicatrice, nel cuore, nell'anima e - nel caso de L'Aquila anche sui muri caduti.
    Io ho vissuto indirettamente il terremoto del Friuli, ero una bambina, ma me lo ricordo ancora: la casa che tremava, tutti che scendevano di corsa le scale e mia madre che mi teneva forte. Una forte scossa è arrivata di notte - non so quale - ma i miei ci svegliarono, ci misero addosso una coperta e ci presero in braccio, mio padre prese mio fratello e mia madre me. Mentre scendevamo le scale mia madre si teneva sul muro perché l'intera casa tremava e io le dissi: non preoccuparti di cadere, mamma, ti tengo io! - e l'abbracciavo stretta. Avevo 6 anni, ma molte immagini le ricordo bene, come delle polaroid messe bene a fuoco.
    La mia cicatrice è solo la paura di quelle notti, ma per altri sono ben più profonde e amare.
    Quelli che ci governano, quelli che dovrebbero proteggerci e guidarci perché quello è il mestiere che hanno scelto, quelli che dovrebbero rendere sicure le case sono troppo presi dai giochi politici ed economici... curano le cicatrici con un bel strato di cerone e non spendono nemmeno una lacrima, perché tanto non rende. Finito poi il tempo, basta girare canale.

    Scusa lo sfogo.
    Buona settimana.

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