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giovedì 8 luglio 2010

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Pubblicare non è questione di democrazia

q156225387882_840 In questi giorni gira su Canale 5 uno spot del Gruppo Albatros. Uno spot che presenta la direttrice editoriale, Giorgia Grasso parlare di un "processo di democratizzazione" per cui non pubblicano più solo i nomi noti: peccato che pubblichino solo gli scrittori che pagano.
Dov'è la democrazia in tutto ciò?
Nello spot si parla anche di "qualità editoriale", cosa non vera dato che a maggio ci è stato inviato un contratto di pubblicazione per questo
http://writersdream.org/manoscrittotarocco.pdf manoscritto, che altro non è che un'accozzaglia di stralci di racconti, poesie, pagine di Wikipedia, articoli di blog assemblati in maniera del tutto casuale e senza alcun filo logico.
QUI
http://www.facebook.com/note.php?note_id=402713831705 trovate l'approfondimento sulla questione.
Vi preghiamo di diffondere il più possibile queste informazioni, su FB e sui vostri blog.

“Writer’s Dream”

libri Questo è il messaggio che vogliono farci pervenire quelle case editrici che preferiscono lavorare sul sicuro, cioè con i soldi degli autori che non riescono a pubblicare. La regola che tutti, con un minimo di buon senso, conoscono e cioè che se vali qualcosa, se riesci a trovare una casa editrice che vuole investire sul tuo lavoro, allora potresti farcela, sembra che non debba più valere. Ogni lavoro che fai è una combinazione di capacità personali e fortuna: devi trovarti al posto giusto al momento giusto ed essere naturalmente all’altezza della situazione. E devono pagarti, non il contrario. Perché dovrebbe essere diverso in merito alla pubblicazione di un libro?

6 puntini di sospensione:

  • Tina

    Perchè cara Daniela, il lavoro della mente per loro non è lavoro, la creatività o la ricerca storica ai loro occhi non rende, anzi è un rischio economico che non intendono correre, mettici che la scuola sta sfornando analfabetismo a catena e capisci perchè arrivano i manoscritti che hai citato.

    E' dura pensare che non avremo giovani che facciano discutere sul contenuto di un loro libro, che sia un manuale, un racconto, un romanzo o fantascienza...una novella Ravera di Porci con le ali, o una Cardella di Volevo i pantaloni...questo per citare i casi di scrittrici esplose quasi per caso...
    Buona serata Daniela

  • silvio1964

    Vogliono evitare che la gente pensi troppo!
    Bisogna comperare e consumare senza porci troppe domande!
    La migliore cultura è la Radio al mare che spara pubblicità accattivante 24 ore su 24,piace più della musica!
    Non vi siete messi in fila l'altro giorno per avere e sforgiare ipod in spiaggia?
    Comperate!La crisi non c'è.e l'acqua è pulita abbiamo le bandiere blu ma nessuno dice che abbiamo anche il record delle bandiere nere:Questi media di cui parli vengono tutti dalla stessa cucina!Sapevatelo!L'informazione è un monopolio che educa alla schiavitù a noi e ai nostri figli.
    Ormai bisogna pagare per lavorare,abbiamo gli stipendi più bassi d'europoa,tutti si lamentano e poi votano alla pseudo-libertà,alla fin fine non era poi così male.Con tutta questa ipocrisia e servilismo,nel paese dei furbi,non vale la pena stare lì a stupirsi!

  • Il rospo dalla bocca larga

    Porca paletta Daniela... Finalmente ho capito come mai la Albatros da tempo (sono mesi oramai) tempestava giornali e tv di spot e messaggi pubblicitari per ricercare nuovi artisti emergenti... Questi si FANNO PAGARE! Ma siamo matti? Buono a sapersi... Grazie della dritta.

  • Daniela

    @Tina: sono perfettamente d'accordo con te, con l'aggiunta che per loro il lavoro della mente, la creatività o la ricerca storica non vengono nemmeno presi in considerazione, visto che la vera miniera d'oro da scavare sono le illusioni di una ben più ampia categoria di persone che non possiedono e non si accostano minimamente ad un minimo talento o impegno, ma semplicemente per il solo fatto di conoscere l'alfabeto pretendono di essere scrittori. In fondo l'editoria a pagamento che ventila la "democrazia dello scrivere" è un po' come la Vanna Marchi & Co.. Peccato solo che tutto l'impegno e la pubblicità che ci mettono non servano a promuovere un'editoria seria, che legge, che vaglia opere e non autori e che investe in un patrimonio letterario che non dovrebbe essere composto solo ed unicamente da classici o best seller del momento. Esistono cervelli e penne che faticano e scrivono in silenzio, che lavorano indefessi e con certosina pazienza e che non emergeranno certamente grazie all'editoria a pagamento. Non forse perché sia sbagliata in assoluto - (anche se è il concetto di dover pagare per lavorare ad essere la vera truffa) ma perché l'editoria a pagamento di oggi incassa e basta: dietro non c'è editing, non ci sono esperti critici, non c'è distribuzione, niente di niente, solo un conto corrente e facce carine di pulzelle che la mettono sul piano demagogico... e i polli ci cascano!

  • Daniela

    @silvio 1964: non dovremo stupirci, è vero. Ma non dovremmo nemmeno cascarci. Cos'è questa malattia italiana per cui accettiamo ogni cosa, tanto è così che deve andare? "Viva là e po bon", come dicono nella mia città, ma non è così che funziona, non è così che deve funzionare e sarebbe ora che ci dessimo una mossa: non possiamo stare lì ad aspettare il prossimo diluvio, anche perché potrebbe colpire indistintamente un po' tutti. Siamo d'accordo ad essere contro l'editoria a pagamento? Io si ed allora non compriamo!!

  • Daniela

    @Il rospo dalla bocca larga: già, è un particolare che non dicono, vero?
    Hasta la victoria siempre!

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